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Archive for the 'Raccontate i vostri viaggi' Category

Spagna in moto, di Barbara Werner

Siamo lieti di condividere le note di Barbara, riguardo un viaggio in moto nella penisola iberica del 2003:

A me di visitare chiese, monumenti, cattedrali e musei mi provoca lo stesso entusiasmo che passare una notte in letto matrimoniale con Polpo.
Questo perche’ non hanno nulla a che fare con lo scopo dichiarato di un viaggio: guidare la mia moto!
Ecco quindi che la scelta dell’itinerario e’ un po’ diversa da quella che di solito si legge sulle riviste dove si fa’ un gran chiacchierare di citta’ d’arte e via dicendo.
In Agosto fa’ caldo quindi bisogna stare il piu’ possibile in montagna.
Le strade in pianura tendono ad essere diritte cioe’ noiose da fare in moto: quindi bisogna stare in montagna.
Insomma un bel viaggio estivo deve assolutamente svolgersi in montagna!!!!
Per pianificare l’itinerario prendo una carta geografica ganza e un evidenziatore verde. Ci segno tutti i passi montani che trovo. Quelli particolarmente alti si beccano pure un cerchietto rosso. Poi prendo l’evidenziatore giallo e cerco di congiungerli utilizzando solamente le strade panoramiche, quelle che hanno la striscetta verde accanto. Di solito viene fuori un bel zig zag che e’ esattamente quello che mi son riproposto. Dopo di che’ si passa a mappe piu’ dettagliate, magari di quelle che riportano pure le strade sterrate. E si migliora il percorso.
Un giro di scanner e son pronte per Ozi Explorer e la “televisione”! La faccenda e’ costosetta, lo ammetto, pero’ di gran sicurezza e soddisfazione, inarrivabile per qualunque navigatore.
Un giro in internet con il vietatissimo programma peer to peer conquista mappe e tracce belle e pronte. Gran contrabbandieri informatici ’sti spagnoli!
E si parte per la Spagna e Portogallo.
I DRZ in autostrada sono da piangere, capisco bene Ciaccia che alla guida della Africa Twin ha scoperto un nuovo mondo ed e’ andato a fare il reportage sulla Salerno Reggio Calabria. Pero’ non ha mai provato un RC 600 R…
Scelta obbligata quindi il traghetto Genova Barcellona.
Per qualche motivo misterioso i traghetti costano sempre un pelino di piu’ della corrispondente tratta stradale. La grandi navi veloci ci scuce 400 euro a testa per andata e ritorno con posto poltrona. Ci imbarchiamo senza particolari problemi ma scopriamo che le poltrone sono diventate una specie di accampamento stile figli dei fiori, che evidentemente non amano il sapone visto l’odorino che ristagna…
La notte scorre a rilento tra contorsionismi per trovare l’inesistente posizione comoda e istinti omicidi nei riguardi degli immancabili cinghiali russatori.
Al mattino apro gli occhi e vedo WB con il fumetto che le esce dalle orecchie. E’ arrabbiatissima perche’ non ha chiuso occhio mentre a suo parere io ho dormito come un sasso(?!). La conosco e so’ come risolvere la cosa: una tazzona di latte e due cornetti le fan ritornare subito il sorriso. Comunque decidiamo che al ritorno prenderemo una cabina.
E cosi’ sbarchiamo in Spagna e ci facciamo scucire altri 50 euro a testa. Ormai siam troppo vecchi per il posto ponte…
Accendo il GPS e subito mi compare la carta 1:400.000 della Michelin sulla “televisione”.
Bene benissimo, via subito da questa citta’!!
E iniziano i guai. Stiamo percorrendo una tangenziale quando mi scappa l’occhio sul cartello posto su di uno svincolo: cribbio sto’ per perdere l’uscita!! Sterzatona e mi ritrovo sulla rotonda dove il famigerato cartello indica che per Terragona bisogna entrare in tangenziale. E rientro in tangenziale. Questo giochino lo ripeto per un bel po’ di volte fino a che WB si accosta e inizia un rosario che nemmeno un muratore bergamasco su dove diamine voglio andare…
Uffa. Io sono navigatore africano dove si punta la direzione e di la’ si cammina. Qui e’ tutta una strada che gira di qua’ e gira di la’, cartelli traditori… per forza che faccio casino!
E finalmente imbocchiamo la Red Carrettera, la statale spagnola insomma. Ragazzi che strade!! Asfalto fantastico, curve disegnate da un progettista di circuiti, limiti che quando ci sono e’ meglio rispettarli perche’ altrimenti voli fuori… e’ proprio un bel viaggiare!
Risulta subito evidente che i geometri spagnoli non amano le gallerie. E che non hanno verdi rompimaroni tra i piedi. Se vogliono passare da una certa parte, di la’ passano e se in mezzo c’e’ una montagna nessun problema, sbancano tutto. Quello che non ho assolutamente capito e’ dove diavolo buttano tutta quella terra. Piu’ avanti vi sara’ chiaro che sistema usano per fare ’sti lavori.
Viaggiamo felici nella luce del tramonto e miei nuovissimi occhiali con lenti polaroid vanno benissimo. Di solito la “televisione” la vedi solo se ti fermi, ma questa magia che toglie il riflesso me la fa’ vedere nitida e definita. Sono contentissimo dei 15 euro che ho lasciato nell’autogril! Certo pero’ questi spagnoli non sono mica tanto machi, specie quelli in monovolume hanno tutti gli interni in rosa fucsia… ma che strano…possibile che sia una zona popolata solo da gay?!
Dal benzinaio capisco il perche’: il vetrone inclinato di queste macchine riflette in modo che gli occhiali fanno vedere dentro tutto rosa. Mi ero un po’ spaventato…
A tarda sera conquistiamo il nostro primo Hostal.
Incappiamo così nel problema della lingua. In Spagna ci sono almeno tre spagnoli, nel senso che il bancomat ti chiede se vuoi il Galiziano, il Castigliano o il Basco…
Tra tutti il Castigliano e’ spiccicato il veneto con l’aggiunta di qualche “o” e di qualche “esse”. Solo che a mettermi a parlare dialetto stretto con uno sconosciuto per di piu’ in un’altra nazione proprio mi fa’ fatica. Se poi mi vengono in mente i 3D di Polpo Impennador e Nellos Camperellos mi viene così da ridere che finisco per terra a tenermi la pancia…
Dopo un po’ compaiono due torinesi in Vespa. “Ciao dove andate? Boh, forse in Marocco, abbiamo due mesi di tempo….”. Beati loro, noi abbiamo solo 18 giorni. Dopo una bella doccia scendiamo per cenare. Sono le venti e trenta e il ristorante e’ deserto. Ahi ahi mi dico, siamo finiti in un postaccio. La mia particolare idea di ristorante parte dal presupposto che le cucine siano tutte luride e l’unica speranza per non prendersi il colera e’ quella di avere grosse quantita’ di cibo che vi transitano, di modo che lo sporco non fa’ ora ad accumularsi ma viene distribuito in piccole e innocue quantita’ ai commensali. In realta’ il ristorante e’ molto rinomato e dopo circa un’oretta si riempie. Scopriamo così gli orari spagnoli: cena non prima delle ventuno, colazione non prima delle nove e pranzo sul pomeriggio tardino. Faremo a pugni tutto il viaggio con questi orari, avete presente la fame che hai dopo una giornata di moto e ti dicono che devi aspettare ancora un’ora?! Mamma mia…
WB poi che se non fa’ SUBITO colazione si trasforma in terminator… ho imparato a tenere sempre pronto un pacchetto di biscotti sul comodino, vuoi mai che mi taglia la gola!
Continuiamo a correre verso sud est paralleli alla costa mediterranea su strade davvero belle e ci concediamo qualche facile sterrato qua’ e la’ che questa zona ne e’ piena. Cammino forestal. Aperto a tutti. Con tanto di cartello verde che ti dice dove vai e quanto e’ lunga la strada.
Vicino ad Alcaniz incrociamo il meridiano di Grenwich:
il GPS mi segna lo zero a 50 metri di distanza ma WB dice che il cippo e’ li’ e che sia io che il GPS non capiamo una ceppa. Inizio a spiegarle che e’ per colpa del Map Datum utilizzato ma mi becco un calcio negli stinchi e lascio predere.

Nanne a Teruel dove WB scopre un parco divertimenti con i dinosauri. Fortunatamente e’ tardi e il parco e’ chiuso. Scampato pericolo!
La giornata successiva comprende l’attraversamento di un paesotto chiamato Utiel. Detto paese e’ dotato di circonvallazione. Scene penose. Ma ce la facciamo. Ritroviamo la Red Carretera e ci fermiamo a far benza. Mentre son li’ che gironzolo per il distributore con cicca e coca cola mi casca l’occhio su una locandina che decanta un canyon salino: GANZO! Accosto un vecchietto e gli chiedo come si fa’ ad arrivarci. Dopo una serie di derecha e schierda (il destra sinistra locali) con la mano che gesticola in direzione di un bosco intuisco che e’ oltre le nostre possibilita’. Ma mentre mi sto’ mettendo il casco compaiono due bischeri molto minorenni in sella ad un KTM 50. Caccio un super urlo per superare il fragore dell’espansione libera e gli chiedo di portarmi alla salina. “Non tiengo la gasolina! E chi se frega, vieni qua’ che ti faccio il pieno!!!”. Il racing team parte deciso: le guide in spadrillas e magliettina in sella ad un competition EC50, scarico basso e cerchio anteriore conciato peggio di un serpente ubriaco. Il casco non sanno neanche cosa sia, l’ho intuito dagli sguardi incuriositi che gettavano al mio e a quello di WB! Lei è un po’ intimorita ed io che mi tenego la pancia dal ridere. Beh ragazzi, m’e’ venuta subito una gran voglia di prendermi un cinquantino: ma i giri che non prendeva quello zanzarino! Un frastuono apocalittico che pareva un aereo. D’accordo, non andava avanti ma era veramente emozionante!
Lasciamo l’asfalto e ci buttiamo in una magnifica sterrata che gira di qua e gira di la’ ci porta effettivamente in un calanco pieno di sale. Che posto strano.
Ecco le nostre guide!

Notate la posizione della targa: brillante no?!
Do’ un’occhiata alla “televisione” e mi accorgo che poco avanti a noi c’e’ la statale. Beh e che ci vuole?! Congediamo le guide (un po’ perplesse di abbandonarci in quella zona sperduta) e partiamo. La sterrata corre gentile tra i pini marittimi e, botta di culo vista la quantita’ di bivi, ritroviamo, tristemente, la striscia catramosa.
Da Casa Ibanez ad Albacete corre la statale. Ma ha l’aria un po’ troppo rettilinea e quindi DEVIAZIONE!! E meno male che abbiamo girato per Alcala’: altopiano secco incendiato, aria caldissima e spuntiamo sull’orlo di un canyon fondo un centinaio di metri dove scorre un discreto fiumiciattolo. Pioppi e verde. Beh, niente da dire, e’ una vera e propria OASI! Tra l’altro la strada che a tornantoni ci porta giu’ e’ pari pari quella di Nalut (Libia). Comincio a pensare che le avventure africane possano esistere anche fuori dall’Africa. Cammina e cammina usciamo dal canyon e arriviamo ad Albacete. Che ci crediate o no il termometro di WB segna i 45 gradi. E arrivano colpi di aria ben piu’ caldi. Mi vien da ridere: ma come? In mezzo all’ Algeria ad agosto ho visto i 41 e qui in Spagana ce n’e’ 45?! E c’è pure un gran vento stile tempesta di sabbia, non scherzo, solo che per fortuna la sabbia non c’è!
Avanti avanti, via subito da questo postaccio!! Arriviamo ad Alcarez e finiamo in un motel da cammionisti. Poco male, con 15 euro a testa abbiamo pure l’aria condizionata! Ma non l’acqua fredda. Quella calda invece a volonta’. Impossibile lavarsi, cuocere la pasta invece si. Pazienza, sara’ per un’altra volta…
La mattina sono agitatissimo e euforico: siamo vicinissimi ad una traccia scaricata da internet che porta in una zona che sulla carta e’ senza strade! Ergo e’ Fuori Strada!! Ole’ ole’ metto lo zoom a 1000 sulla “televisione” e iniziamo il motorally! Bello bellissimo, la traccia e’ lunga 350 Km e porta dritta verso il mare. Attraversiamo profumatissime pinete, sentierini non troppo difficili e c’e’ pure qualche guado!

Notate che come al solito WB non guarda dove va’. Ha un blocco mentale dopo il bagno alla Siena Follonica.
A Yeste abbandoniamo la traccia che porta un po’ troppo a sud e puntiamo verso Hornos. Ci insegue un mega temporale che non ci da’ tregua: avanti avanti!! Poco dopo Miller mi accorgo che la carta non va’ d’accordo con la strada: devo girare a est! E cosi’ alla prima sterrata che trovo giro deciso. Siamo a 1500 mt di quota e che ci crediate o no il fondo e’ di pura sabbia!! Cammina e cammina punto verso una non meglio precisata Casa Forestal dove e’ riportata una strada. Arriviamo in un posto magnifico: la valle si e’ stretta e da un lato c’è un paretone di arenaria rosso di sole al tramonto, dall’altro due casette in costruzione. Mi fermo per chiedere istruzioni.
Il gringo mi fa’:” Tu esta’ equivocando!”
Io che cosa?! WB, che e’ sempre piu’ svelta di me nel capire le cose, mi dice seria seria che ho equivocato. La guardo stranito, equivocato che cosa?! La casa forestal e’ a meno di un chilometro! E finalmente capisco e come al solito WB si mette a ridere che a momenti cade lei, la moto e tutto quanto. Uffa, sono nella valle sbagliata. Dietro front e lascio WB davanti che cosi’ per un po’ non mangia polvere.
A un bel momento incappiamo in un altro guado: non credo ai miei occhi. WB punta decisa una strada romana ricoperta di muschietto verde con un buon 30 cm di acqua sopra! Le urlo a squarciagola di fermarsi, gia’ mi vedo Siena Follonica 2 la vendetta. La mia bimba e’ molto obbediente, anche se non capisce perche’ sa’ che c’e’ qualche trappola in agguato e si ferma. Con un piede in ammollo e un sorriso assassino negli occhi mi fa’: me li asciughi tu gli scarponcini vero?!

Hornos e’ un bel posto, tranquillo e caratteristico. C’e’ pure una pizzeria. E una farmacia. Sono quattro giorni che viaggiamo con un caldo micidiale e decido che e’ meglio andar a far provvista di integratori salini prima di collassare del tutto. Mi presento in farmacia e con la miglior faccia di bronzo esordisco con : ” buenas tarde, tiene integratores de sales minerales? ” Silenzio. Cribbio! E adesso? Comincio a gesticolare che guido la moto e il sole e’ caldissimo e perdo litri di liquido dalle ascelle… Lampo di comprensione della ragazza che mi porta un deodorante. Colpa del motel di Alcazar che non mi son lavato… Ricribbio! Ricomincio a gesticolare che gioco a tennis e c’e’ caldissimo e finalmente vengo a capo della cosa: “Tu mangia gazpacho!” (giuro che si scrive cosi’, ho ancora il bigliettino). Scopro che non sono il solo a sudare nella zona e che anzi, la cosa e’ talmente comune che hanno realizzato una specie di minestra fatta apposta per questo scopo. Rimedio arabo. Ah beh, allora non metto becco, molto meglio del polase! Questa Africa continua a saltar fuori ongni momento.
Purtroppo la pizzeria e’ sprovvista del rimedio arabo e il tutto viene rimandato a data da definirsi.
Dormiamo come sassi: solo 240 km, di cui almeno un centianio di sterrato ma abbiamo guidato per quasi sei ore…
Il mattino sveglia di buon ora che ci attende un pezzo bellissimo! Solo che il gestore dell’Hostal non si vede. E mi pare scorretto partire senza pagarlo. Temporeggiamo con una focacciona all’uvetta, calda di forno. Vicino a noi sta’ un cavallo in un recinto piccino. E’ incazzatissimo, si vede distante un chilometro che ha una fame porca. Morde perfino il legno della staccionata. E lancia nitriti indignatissimi. WB intenerita gli porge un po’ di erbetta che viene ingoiata in un colpo di lingua. Avete presente quanto mangia un cavallo? La situazione sta’ diventando critica: WB continua a strappare erba e a portarla al cavallo dalla fame atavica. Rischiamo di star qua’ tutto il giorno. Per fortuna compare il locandiere e WB si distrae.
Appena partiti una pattuglia di polizia ci blocca dicendo che la strada e’ chiusa causa incendio. E’ un bel po’ che vediamo al telegiornale spagnolo fuoco per tutta la Spagna e Portogallo. Purtroppo non e’ un’esagerazione, c’e’ fumo e bruciacchiato in molte zone. In Portogallo pensate che avremo fatto minimo 10 Km di montagna con tutto bruciato sia a destra che a sinistra. Fa molta tristezza.
Grazie alla “televisione” improvvisiamo una bella deviazione e dopo un po’ ritorniamo in carreggiata.
Stiamo puntando alla Sierra Nevada: un montagnone di 3.482 metri a bordo mare. E pare che CI SIA UNA STRADA CHE LO ATTRAVERSA!!! Sono molto emozionato. Magari si vedono le coste del Marocco. Vuoi vedere che frego i francesi col loro Col della Bonette?! La strada piu’ alta d’europa? Tie’, questa di piu’!
Attravesiamo distese sterminate di ulivi e qualche campo di grano mietuto color oro. E arriviamo alle pendici settentrionali della montagna. Sosta bocadillio! Il bocadilio e’ il panino locale. Pesa almeno un chilo, a prescindere dal ripieno. Abbiamo imparato a prenderne uno e tagliarlo a meta’. Son li’ che mastico guardando le pendici verdi di pini quando sento uno STOK in bocca. Uffa mi si e’ rotto un dente. Il pezzo separatista e’ incastrato e non viene via. Chiamo WB in soccorso. Queste ragazze han tutto con loro, perfino la pinzetta/peletti che fa’ al caso nostro. Dunque: bar pieno di gente, LmdC stravaccato con fauci a mo’ di coccodrillo e WB che ravana con l’attrezzo metallico. Gorgoglii e istruzioni sputacchiate… e che diamine, situazione molto interessante! E infatti il bar si ferma e tutti si mettono a guardare e a consigliare. Peccato che ci manchi la foto. La situazione NON viene risolta e partiamo per lo studio dental. Lungo strada pero’ incappiamo in un parcheggio/deposito della croce rossa. Perfetto! Entriamo dentro e troviamo un gruppo di ragazzi intenti in una furibonda partita a calcetto. Espongo il problema e ricevo un diniego, loro non sono dentisti. Dai dai!! convinco il capogruppo. Molto professionale con i guanti di lattice si fa’ dare le pinzette di WB e dopo un paio di sacramenti mi cava sto’ accidente di otturazione. Grandi applausi e felicitazioni. Il pezzo me lo faccio dare, non si sa’ mai che con un pochino di stucco metallico…
Scavalchiamo il massiccio attraverso il passo di Ragua e siamo dall’altra parte. Il mare non si vede, sgrunt. Percorriamo una fetentissima stradina di montagna, massimo in terza, in direzione di Caipileira dove parte la strada per il Puerto de la Veleta: 3300 mslm! Che du maron quella stadina! Finalmente arriviamo al paesotto e riesco pure ad imbroccare la sterrata che sale! Ormai e’ sera, siamo stanchissimi ma come si fa’?! Avanti avanti!!

Come vedete basta che non accendete fuochi e lasciate pulito, per il resto fate un po’ quello che volete!
La strada e’ liscia e tranquilla, sale ampia piano piano fino a…. CONTROLLO VEICOLI…AAAGGGHHH!
La vacca maiala non ci laciano passare. Per di piu’ il gringo maledetto ha pure la branda dentro la guardiola e quindi anche una notturna diventa improbabile. Uffa.
Dietro front avanti marsh. Ritorniamo in paese e troviamo un ottimo Hostal. Rinfrancati da una bella doccetta ci presentiamo famelici al ristorante. Fa’ freschetto, siamo a 1600 m e tutti e due abbiamo addoso il pile. Il menu’ e’ come al solito pieno di cose che non si capisce ma…ole’ ole’ c’e’ il gazpacho! WB ha giusto voglia di una minestrina per scaldarsi un po’ e poi ha la sindrome del mangiare etnico. Io invece vado di pollo e patate, tranquillo e sicuro. E arriva il famigerato gazpacho. Trattasi di una scodellona piena di un trito di aglio, pomodoro e verdurame vario. Freddo come il frigo da dove proviene. Suppongo possa essere ristoratore in determinate circostanze ma ha un sapore terrificante e poi chi se la sente di ingoiare un litro di gelato?! Grande delusione della povera WB che comunque mi frega meta’ pollo e patate. Caldi caldi. Totalizziamo 403 Km in sei ore e tre quarti.
Il mattino successivo prevede il primo taglione: basta stradine fetenti, si va’ dritti filati in Portogallo! Ci sciroppiamo un 250 Km di autobhan Granada-Siviglia e poco dopo ci fermiamo a dormire. Sono sullo svincolo della statale che guardo dove andare a dormire e quando faccio per rimettere in moto nada, silenzio di tomba. Beh?! Che e’ ’sta storia?! Ueh Pompelmo, sta mica a fare lo stupido! Gron gron gron… niente, nemmeno il piu’ piccolo ciuff. Mi sembra proprio che manchi benzina, mo’ provo a mettere la riserva… Vrom vrom!! E che diamine, s’e’ mai visto che ti fermi ESATTAMETE quando vai in riserva?!
Roba da far fuori dieci batterie…
L’ Hostal e’ fantastico, in pratica un bar di paese con sopra le camere in numero di 3. Ne conquistiamo una con pure l’aria condizionata. Meno male, fa’ ancora molto caldo e siamo stanchi.
La padrona dell’ Hostal e’ la versione femminile di Vor450, diciamo che intimidisce un pochino…
Ma come il compare maschio e’ gentilissima: no, non tengo cochera pero’ puede metere le moto nel bar!
E cosi’ i DRZ dormono insieme ad aranciate cocacola.
A Rosal della Frontera attravesiamo il confine. In Portogallo sembra tutto addormentato. Ma forse e’ la Spagna che e’ particolarmente vivace. Boh.
Poco dopo essere entrati vediamo a bordo strada una carovana di zingaracci, saranno dieci famiglie, tutti ovviamente in macchinoni. Mai capito perche’ loro in Mercedes e io in Tipo! Viene d’istinto girare il polso destro e allungare veloci. Anche perche’ la situazione non e’ del tutto chiara: sara’ stato verso giugno quando una super banda di banditi minorenni ha rapinato l’INTERA spiaggia di Lisbona, vi ricordate? Roba da non credere ma comunque sufficiente per girare con le orecchie dritte e occhi ben aperti.
Dormiamo ad Evora, una specie di Firenze locale a quel che ho capito. Per trovare l’albergo siamo diventati matti. Il posto e’ piccino e tutto pieno di cartelli che indicano alberghi. Solo che al terzo giro della cittadina non ne avevamo beccato nemmeno uno! Ci fermiamo scoraggiati e per fortuna WB blocca una coppia di padovani lonely planet muniti che ci salva indicandoci il posto. Lei si fa’ il suo giro turistico cattedrale/monumenti e io dormo felice sotto il gettone del condizionatore a stecca. In un ristorante pseudo italiano prendiamo una fregatura memorabile a causa di un menu’ tutto “ao”, “miao” e “bao” che non si capisce niente. Il portoghese e’ come l’ostrogoto.
Ormai stiamo puntando a nord verso la Galizia e Santiago. Le stade sono anche discrete ma e’ tutto bruciato. Per darvi un’idea dei roghi che si formano un cartello stradale a 10 metri dal bosco era completamente sverniciato e anche la zincatura non era in gran forma. Bruttissimo, come vedere una zona di guerra.
L’itinerario ci porta nei pressi di Fatima e WB vuole assolutamente andarci. Sono in una valle dove scorrono tre statali e una autostrada, ghirigori innimaginabili. Mio malgrado scelgo l’autostrada per non perdere troppo tempo. Appena entrati…ole’ ole’ SUPER INGORGO! Meno male siamo in moto. Pari pari alla tangenziale di Milano. Il bello e’ che le altre strade erano semi deserte! Tutto il mondo e’ paese.
Fatima e’ un posto sconvolgente: ci sono centinaia di persone accampate alla bell’e meglio lungo strada, sporcizia dappertutto e un’ aria da apocalisse come una cappa. Davvero inquietante.
Un po’ dopo decidiamo una variante al solito tran tran: SI VA’ IN PISCINA!! In Spagna e Portogallo tutti i paesini hanno la loro bella piscinetta, quelli un po’ importanti si concedono pure divagazioni acquatiche/architettoniche. Dopo il super bagno ristoratore riprendiamo verso nord. Altri boschi bruciati e… non riusciamo a trovare da dormire! Oh accidenti! Continuiamo ad avanzare fino a che capitiamo a Coimbra, una cittadina di discrete dimensioni. E’ sera tarda e non riusciamo a trovare alloggio. Ad una rotonda affianco un centauro portoghese e lo impietosisco con il mio miglior sorriso da orfanello. Ci accompagna per un buon quarto d’ora in mezzo a strade e stradine fino a destinazione. Un sorriso e ciao. W i centauri!
L’albergo e’ tra i piu’ vecchi, la targa parla di 60 anni, quindi niente condizionatore e interruttore della luce dietro la spalliera del letto. Trovato con la pila che era tutto buio… e chi se frega!
Il giorno dopo lo trascorriamo in mezzo alle montagne e proprio scavalcando un crinale vedo una faccenda che mi sembra finta e impossibile: sul crinale opposto sale una tagliafuoco ripidissima e infinita. Mentre mi avvicino studio il sistema migliore per convincere WB che ho sbagliato strada e che quella giusta e’ quella la’… mi fermo indossando la miglior faccia di bronzo possibile vista l’eccitazione. Invece arriva lei sbraitando peggio di Biscardi se l’avevo vista e che bisogna assolutamente andare la’ non importa che mazza dice il GPS. Ole’! Brava la mia bimba! Una vera endurista!

Sfogati gli ardori continuiamo a correre verso la Galizia. C’e’ un caldo assassino, siamo sui 40 stabili, fuocherelli un po’ dappertutto e decidiamo per la sosta pomeridiana. Niente piscina ma bar condizionato. E’ c’e’ pure un maxi schermo, danno un film divertentissimo stile rambo/ironico ambientato in Bolivia. Il sonoro e’ in inglese urlato (in questo tipo di film urlano sempre) con sottotitoli in portoghese. Litigoni per la corretta interpretazione della frase…
Altri 100 Km e ritorniamo in Spagna. Il Portogallo non mi e’ piaciuto granche’, almeno in confronto alla Spagna.
A Passo di Regua (che in realta’ sta’ in pianura) finiamo in un albergo costosissimo ma non ce la sentiamo di girovagare in cerca di sistemazioni piu’ economiche.
In attesa che arrivino le famigerate ventuno, ora in cui aprono le cucine (li mortacci loro!) prendiamo una birra in un bar. Beh, avete presente un birrone gelato servito in un bicchiere appena tolto da frizer coperto di brina?! Dopo una giornata passata a 40 gradi?! Ovviamente la birra viene assorbita immediatamente e ci ritroviamo sbronzetti in un lampo. Mica finisce qui: si sentono suoni di tamburi, tamburi stile africano che picchiano fin dentro il dna piu’ arcaico… sono le TUCANAS, gruppo femminile, concerto ore 23. Brividi sotto la pelle. Siamo molto stanchi e dopo cena non me la sento di aspettare un’altra ora per strada, convinco WB e un po’ a malinquore andiamo a dormire. Se mi tiravo una martellata nei maroni facevo meglio. Il concerto c’era perche’ c’era una Fiesta e quando gli spagnoli fanno una Fiesta la fanno come dio comanda. Allo scoccare della mezzanotte la citta’ esplode: botti, petardi, fuochi d’artificio, macchine che suonano e gente che urla, un putiferio. Di dormire non se ne parla nemmeno. Cribbio. Verso le due la faccenda si calma e riprendiamo sonno. Per risvegliarci di li a un paio d’ore fradici di sudore: il condizionatore e’ KO. Controllo e manca la luce. Secondo voi le tapparelle di un mega hotel come si aprono? Ovviamente niente nastro da tirare, full confort qui, ELETTRICHE! Chiusi come sardine. AAAGGGHHH!!!
Tra me e me mi dico: magari e’ saltato l’interruttore del piano. Nudo come un verme esco in corridoio in cerca del famigerato interruttore. Mentre son li’ che mi aggiro furtivo mi vien mica in mente Orchidea Selvaggia, sapete quando ci sono i due che si trovano nell’ albergo abbandonato e ci danno che per l’appunto solo nei film… l’idea all’inizio quasi mi intriga ma poi, al ricordo del negrone tutto muscoli e … mi sento assolutamente NON all’altezza e corro velocissimo in camera. WB fa’ per chiedermi che diamine mi e’ preso ma per fortuna lascia perdere ed evito l’ennesima figura di merda.
Al mattino succedono due cose: il portiere nega che ci sia stato un qualsiasi disservizio e vuole il prezzo pieno. Aggiunto del parcheggio moto che la sera prima aveva taciuto. Fuori ci sono 17 gradi. Cosa sia successo non lo so’ ma da allora in poi sara’ sempre freschetto, troppo per riabituare due fisici che da una settimana combattono con 40 gradi.
E finalmente siamo in Galizia. Qua’ le strade sono parecchio piu’ trafficate e piene di paesini con quei rompi maroni dei semafori intelligenti che restan rossi fin quando non ti sei fermato. Un po’ una palla. Ma ecco che compare un’ autostrada fantasma, nuovissima e non riportata sulla carta. Il cartello dice Santiago. Beh, dai, e’ solo un pezzettino! E infatti percorriamo i 40 Km in un attimo. Solo che al casello mi sento chiedere quattro euro e mezzo! E che diamine, basta autostrade! Ci fermiamo in un Hostal lungo la costa atlantica, e’ prestino e quindi allunghiamo senza bagagli fino a Capo Finisterre.
Oltre solo l’oceano e molto molto lontano l’America. I pensieri si fondono nell’immensita’ dell’orizzonte, accarezzati dalla luce del tramonto che ci investe di fronte. In tanta esplosione di romantici sogni ce ne andiamo in pineta e ci concediamo una trombatina. Ole’.
Purtroppo ci tocca di dormire in letto matrimoniale: notte d’inferno a prendere e restituire calci e quant’altro possa accadere a due irrequieti dormienti che si sognano salti, mulattiere e incidenti in moto e hanno gli scatti di sopravvivenza anche se dormono… Ci svegliamo entrambi arrabbiatissimi.
Colpa tua! No sei te che sei precisa di lokness e mi spaventi! ecc ecc ecc….
Beh, dopo colazione la cosa si attenua e ripartiamo inseguiti dal temporale: non ci mollera’ per tutto il giorno, sempre li’ che se ti fermi ti bagna tutto. Snervante. Per di piu’ finiamo a dormire a Villalba in un Hostal che ha solo letti matrimoniali. AAAGGGHHH!!!!
Il giorno seguente la minestra e’ sempre quella: musi lunghi e nuvoloni di tipo segugio. Arrivati in riva all’oceano facciamo un pezzetto di sterrata e arriviamo in un mini fiordo, una faccenda da una cinquantina di metri. La marea sta’ salendo ed e’ bellissimo vedere la risacca che avanza metro dopo metro sul fondo sabbioso.
Beh, basta con ’sta costa atlantica, troppo umida! CAP 180 e si ritorna in montagna.
La faccenda cambia aspetto immediatamente, stiamo entrando nella Cordillera Cantabrica. Strade un po’ strettine ma belle, grandi pinete, prati e una quantita’ di generatori eolici. Questi ventilatoroni alti piu’ di trenta metri sono costruiti sui crinali dei monti. E ovviamente c’e’ una stradina che li collega a gruppi. Ma guarda te che il GPS dice di andare proprio di la’! E ci facciamo un po’ di bellissime forestali. Il passo di Leitariegos (che chissa’ perche’ mi ricorda le aragoste) ci deposita nella valle della Luna. Per la verita’ Luna e’ il torrente che ci corre ma visto che altri nomi non ne so ho chiamato pure le montagne Montagne della Luna. Che sono bellisisme.
In questa zona ci sono molte miniere di carbone e nei pressi di una c’era questo:

Secondo voi WB preferisce Bred Pitt o questo CAT da 280 tonnellate e 1400 cavalli? Ma che bimba strana…
Attraversiamo una fila di parchi nazionali uno piu’ bello dell’altro passando per Riano, il paese delle fate.

Questa zona e’ molto bella. Totalizziamo 350 Km in 6 ore. E non veniteci a dire che tiriamo il collo alle moto!
Il giorno dopo ci aspetta un lungo “trasferimento” fino a Pamplona. Cribbio ricompare il temporale!
Noi stiamo correndo verso ovest e il fetente, visto che le altre volte non e’ riuscito a prenderci, arriva da nord. Un fronte immenso scavalca le montagne e si precipita in pianura, in do’ ciapo ciapo e in particolare ciapo voi!! Corri corri, scappa scappa alla fine ci raggiunge. Ma ecco un cartello che ci salva: indica la grotta dei francesi, 2 Km. Tie’! La zona e’ molto ricca di grotte, e’ tutta roccia calcarea, e questa e’ davvero buffa: un cunicolo pressoche’ orrizontale, lungo un chilometrino che sta’ sotto il terreno di un 5-10 metri. Abbiamo imparato che si chiama cosi’ perche’ in quel posto spagnoli e francesi hanno avuto a che ridire un paio di secoli fa’. Non mi ricordo chi ha vinto (mi pare gli spagnoli) ma visto che la zona e’ di pura roccia hanno pensato bene di utilizzare la bocca d’ingresso della grotta come tomba per tutti i francesi. Passa un secolino e il solito abbate cerca tutto incappa nello stesso buco e decide di andare a vedere: corda, candela e giu’. Finisce in mezzo a un centinaio di scheletri, non muore di spavento e per tutti diventa la grotta dei francesi. Ecco, sono istruito io!
Arriviamo a Pamplona, mi esibisco nel solito casino strappalacrime con le tangenziali, ne esco e partiamo in cerca dell Hostal. Siamo ai piedi dei Pirenei, delle signore montagne! Gira qua e gira la’ niente da fare, tutto pieno. Cribbio! Fa’ troppo freddo per dormire all’adiaccio! Finalmente ad Ekai troviamo un bel albergo, caretto ma full confort. E’ quel che ci vuole dopo 400 km di freddo.
Il mattino dopo attacchiamo i Pirenei. Eh si vala’! Nuvole che nemmeno l’appocalisse e ci sono 15 gradi!
Siamo vestiti con praticamente tutto quello che abbiamo ma proprio non riusciamo ad abituarci al clima.
Dietro front, si parte per le Bardenas Reales. Posto di calanchi abbastanza bello ma purtroppo e’ parco e le sterrate piu’ “interessanti” sono chiuse. Visto che in giro ci son pure i carri armati rispettiamo il divieto, sai mai che ci tirano addosso…
Percorriamo stradine sperdute e arriviamo in un posto strafigo: c’e’ una siccita’ spaventosa e i bacini di raccolta sono praticamente asciutti. Anche l’embalse de Sotonera (navigabile…) e’ nelle medesime condizioni. Siamo in pieno Chott el Djerid!!

Tira molla e martella ci facciamo una ventina di chilometri a zonzo tra sabbioni, canali e pinete.
Usciamo vicino a Huesca e mi precipito al distributore, sono in mega riserva. Butto dentro al IMS 16.5 litri, ne avevo ancora uno e poi… corda. Il sistema della cannetta/riserva funziona bene! WB mediamente consuma un 10% in meno. Colpa della panza, dice lei. Uffa.
Dormire a Huesca e’ una faccenda complicatina. Gli hotel costano parecchio, gli hostal hanno la reception da una parte e i letti da un’ altra. WB (oggi tocca a lei sbrigare la pratica nanna) esce inferocita dopo l’ennesimo tentativo che non ne puo’ piu’. E allora giochiamo la famosa carta “i peggio posti sono lungo la statale”. E troviamo l’alberogo di plastica. Sapete, di quelli che il bagno e’ un’unico stampo plasticoso, porta carta igenica compreso… A 15 euro a testa vince il giro.
Il mattino ci mostra una splendida vista sui Pirenei: zero nuvole ma un po’ freschetto. Ale’ ale’! Addosso ai Pirenei!. Entriamo dentro per un po’ e:
1) arrivano i nuvoloni
2) per strada ci sono gli spagnoli vacanzieri che sono storditi esattamente come quelli italiani.
Ogni metro un terno al lotto. Lasciamo perdere e scendiamo a sud.
Piu’ di 10 anni fa’ il mio amico Italo mi aveva fatto fare un cerchietto sotto Huesca. Vaghi ricordi di deserto o qualcosa del genere. “WB andiamo la’, sara’ fantastico!”
Attraversiamo il cerchietto con zero risultati. Boh, avranno costruito…
Troviamo da dormire in un hostal fantastico: mura merlate, pavimento di cotto e armature medioevali in corridoio. C’e’ pure la piscina ma e’ un po’ troppo tardi. 35 euro in due. WB in mezzo a tutto ’sto etnico e’ felice.
Stiamo puntando al mare. WB dice che che c’e’ un posto bellissimo vicino a Girona. A Girona sta’ pure la Gas Gas per cui a me va’ benissimo…
Lungo strada visitiamo una tomba spacciata per preistorica (in effetti i sassi erano belli vecchi ma dire che erano li’ da 5.000 anni, boh). La visita culturale nasce ovviamente dal fatto che la strada per arrivarci e’ una magnifica sterrata tra pini marittimi…
E alla fine mi tocca il mare. Posto turistico. Sgrunt. Ma convinco WB a far visita alla Gas Gas. Troviamo la fabbrica facilmente, si vede dall’ autostrada, pero’ non c’e’ nessuno in giro. Suono timoroso il campanello ed esce il portiere confermandomi che sono tutti alla playa. Peccato. Pero’ mi faccio una super foto!

Stiamo mettendoci il casco per ripartire quando si sente un 4T che sgasa alla grande: orpo, ci ghe’? Arriva un ragazzo senza casco con un motard. Imbarazzatissimo ma con un sorriso da orecchio ad orecchio farfuglio qualcosa del tipo: io pilota italiano, Gas Gas numero uno!. Il ragazzo mi guarda e in un italiano accentato inglese mi fa’: “Perche’ parli come uno zingaro? Parla pure italiano!”
Risultato: silenzio di tomba. M’ha preso contropiede. Dopo un po’ mi riprendo e ci scambio due parole.
Sto’ parlando con Guillem, ingegnere capo Gas Gas.
Lui guarda i due DRZ e ci fa’: “cosa sono quelle?” E io “dos lavadoras” . Ah beh.
Giusto per sottolineare la cosa mi fa’ provare il prototipo 2006 450 motard. Che effettivamente si alza in quarta senza tante storie…
Poi tocca a WB. All’inizio, un po’ intimidita, non vuol salire ma poi parte e non vuol piu’ fermarsi. E’ bellissima! Guarda che piccina! E che frizione!! E cosi’ WB diventa anche tester prototipi.

Torniamo all’albergo belli contenti e per festeggiare a cena prendiamo una paelia versione “lusso” che ci terra’ compagnia per altri due giorni. Molto “odorosa”.
Ormai i giorni son finiti e ci tocca di ritornare. Barcellona ci offre un’ultimo sprazzo di emozione perche’ per arrivare all’imbarco del traghetto abbiamo girato mezzora ad una distanza media di 800 metri dal punto GPS. La navigazione stradale non fa’ per me.
E cosi’ ci siamo molto divertiti.

Un po’ di numeri:
consumi: WB ha consumato 293 litri di benzina facendo i 23,4 Km/litro, io 319 litri con media di 21,5 km/litro ( +9%, mica poco. In seguito ho scoperto che il mio getto del minimo e’ 65, quello di WB 45 da cui una carburazione grassa alla prima apertura: W i giapponesi… )
Abbiamo percorso 6.856 km in 18 giorni, alla velocita’ media di circa 60 km/ora.
Brum brum
LmdC e WB

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La Tunisia di Barbara Werner

Pubblichiamo con piacere questo racconto di Barbara,  grande viaggiatrice e buona amica  della libreria :

TUNISIA : NATALE 2009

A dire il vero Natale è già passato, visto che oggi è il 26, ma di rigore il titolo è questo così ho deciso di non cambiarlo.

E’ strano trascorrere il Natale a casa, erano anni che non mi accadeva, infatti a casa nostra non esiste neanche l’albero di Natale e relativi addobbi, tanto non ci siamo mai in questo periodo.

Quest’anno però mi è sembrato doveroso avere almeno il presepe; così i primi del mese ho iniziato a farne uno di terra cotta, semplice semplice, con i personaggi base, tipo il bue, l’asinello, le pecore, il porcello, l’elefante; senza dimenticare Giuseppe che sembra più cattivo di Terminator, Maria che sembra ET quando scappa in bici nascosto dalla coperta ed il Bambinello che a stento si distingue da un baco da seta.

Capirete bene che il tutto, visto il mio estro creativo, ha richiesto una notevole attenzione e dedizione giornaliera. E la cometa? Non è mica tanto ovvio plasmare una cometa a memoria senza copiarla; da che parte va? Dipende sempre da dove siamo noi a guardarla…. Io inconsciamente ho deciso che va da sinistra verso destra.

Comunque tutte queste profonde riflessioni mi hanno distolta dalla cosa più importante che accade a dicembre, ovvero che si parte per il deserto, ritrovandomi così al giorno 25 con tutto o quasi tutto da sistemare. Ma niente paura, quest’anno possiamo allargarci, da veri signori comodi comodi carichiamo le moto sul nostro mitico furgone Bapi (un FIAT Ducato del ‘15-‘18) e scendiamo in Tunisia verso nuove avventure, concedendoci così qualche eccesso tipo gli scacchi e la battaglia navale da viaggio, il PC portatile, un libro da 450 pagine ed anche la crema idratante per mani e corpo.., da non crederci!!

Solo con il trascorrere dei giorni, però, capiremo che vent’anni di bagaglio striminzito da motociclista non si dimenticano d’un tratto e che un mucchio di cose che ci sarebbero state indispensabili ed avremmo potuto caricare nel furgone, erano invece rimaste a Verona.

Le moto sono tre, anche se noi siamo i soliti due.

WK, come ben noto, (lacrimuccia sulla guancia..) è stata sostituita da Lampo, una husqui 510, che già dal nome dovrebbe far immaginare il suo brillante temperamento, talmente brillante che PP è da fine settembre che ci lavora sopra nel tentativo di renderla un po’ più adeguata al mio stile di guida; ma temo che non sia proprio certo del risultato, visto che ha deciso di portare oltre al suo DRZ44o Pompelmo, anche Zorro, la Gas Gas400 sicuramente comoda e docile.

Il viaggio in autostrada verso Genova per metà lo facciamo da soli, in preda ad un euforia fanciullesca, poi ci uniamo al gruppo Chiodi che va in Algeria e con il quale dividiamo il biglietto del traghetto. Ma all’imbarco metà delle macchine del gruppo salgono e noi con altri tre rimaniamo quasi completamente soli nel piazzale, mentre si sparge la voce che il traghetto sia in over booking!

Stava per scattare il piano B, della serie tentiamo di salire sul traghetto che va in Marocco, quando decidono di farci salire.

Partiamo alle 17,00, dicono in ritardo, inizia così il nostro viaggio verso, speriamo, il caldo e la pace del deserto.

27/12 VERSO TUNISI

In traghetto quest’anno finalmente si vedono girare motociclisti veri, completamente vestiti da moto, tono su tono in base alla loro fede motociclistica, (vedi arancione per la KTM), ma al posto degli stivali da enduro, finché sono in nave si concedono le pedule.

Il più bello era un cappatiemmista elegantissimo nel suo completo nero ed arancio, al quale aveva abbinato dei fantastici infradito arancioni anch’essi.

I veri duri poi si distinguono dal fatto che una volta partiti da Genova ed iniziata l’avventura, decidono che sia inutile, anzi quasi deplorevole, curare il proprio aspetto, in quanto fa sicuramente più “dakariano” non pettinarsi.

Le capigliature alla Heinstein spuntano veloci come funghi!

Ma tutto questo folclore non fa più parte del nostro stile di viaggio, come è già evidente, con gli anni ci stiamo imborghesendo, dormiamo in cabina, mangiamo al ristorante per evitare le code al self service e giriamo in incognita con abiti “civili”, da cui non traspare che il nostro cuore palpiti per le due ruote tassellate.

Il cielo è grigio ed il mare sembra un’enorme distesa di piombo fuso ed è quasi calmo.

Chiacchieriamo con facce amiche che si incontrano di solito in traghetto e quasi senza accorgercene arriviamo a Tunisi che saranno le 14,00. Alle 15,00 siamo già fuori.

C’è un bel sole, ma il vento fischia forte e lungo la strada per Kairouan, ogni tanto dà una spintarella al Bapi.

Ci fermiamo all’Hotel Amina, che con 90 dinari ci dà una camera ben riscaldata, doccia bollente ed anche la colazione. Pagamento anticipato,… Devo avere una faccia poco raccomandabile!

28/12 KAIROUAN-DOUZ

Partiamo impazienti di arrivare a Douz e scaricare i nostri gioielli dal furgone.

Ogni tanto lungo la strada ci sorpassiamo con un gruppo di motociclisti italiani, sbracciandoci per salutarli al suono del Bapi clacson. Loro però corrono di più e ci seminano poco dopo.

Continuiamo a scendere a sud, si nota soprattutto dal paesaggio che cambia aspetto e colore, con il procedere dei chilometri.

Il vento continua a fischiare forte, tanto che mi metto a pensare ai motociclisti come se la stiano cavando, ed in più inizia ad esserci un po’ di sabbia che invade l’asfalto; mica ci beccheremo una tempestina subito come ben arrivati?! Niente paura, dopo pochi chilometri tutto torna normale.

Lungo la strada i palmeti sostituiscono gli ulivi ed è pieno  di banchetti che vendono datteri, non vedo l’ora di mangiarne un po’. Nella caotica e rumorosa Douz come prima cosa riempiamo le pance e poi cerchiamo da dormire, ma si sa benissimo che in fondo al nostro cuore siamo fedeli allo spartano e suggestivo hotel Saharienne Paradice.

Monsieur Slà ci riconosce subito e ci dà una silenziosa tripla al prezzo scontato per i gruppi, ben 70 dinari al giorno in due di mezza pensione! Neanche prendiamo possesso della camera che subito andiamo a scaricare le moto, la prima è lampo e poi zorro; PP ha tolto il tappo alla marmitta nuova akrapovich perché così sembra consumi meno, non resisto e la metto in moto: l’effetto sortito è un rombo deciso che fa scattare l’antifurto alla Clio parcheggiata lì vicino!!! Speriamo in bene..

A dicembre a rendere Douz così caotica è il festival del deserto che attira megrebini da ogni dove, più una minoranza di spettatori occidentali tipo noi. E’ uno spettacolo davvero emozionante, durante il quale cavalieri rigorosamente in costume “touareg” in sella a splendidi cavalli e possenti dromedari danno dimostrazione della loro abilità in gare e parate.

Lungo le strade che portano allo stadio sciami di moto-becane smarmittati a clacson spianato fanno la scicane fra i pedoni ad una velocità sorprendente, apparentemente senza schiantarsi!

Noi, quest’anno, siamo arrivati alla fine dello spettacolo, infatti, poco dopo la manifestazione è terminata e ci hanno permesso di entrare nell’arena per fotografare animali e cavalieri. Che emozione!! Durerà ancora due giorni ma noi credo che saremo in giro in moto, anzi, lo desidero vivamente, a maggior ragione dato che alle tre del pomeriggio il mio termometro segna 21° una temperatura davvero fantastica!

29/12: trip 163,33km,  avs46,89kmh (con 40 di asfalto), stp 3,29h, max123,9kmh, temp max 22°?.

Il  cielo è di un limpido celeste, ma anche se c’è il sole,  alle 9,00 il termometro segna 9°! Un po’ pochino per i miei gusti, così usiamo la tattica di vestirsi a cipolla ma con giacche leggere.

PP sistema i GPS, metto in moto e sento il mio povero cuore che inizia a battere forte neanche fossi allo start del rally Libia Desert Chellenge!

Per interfono gli dico che ho paura perché tocco pochissimo, e fra me e me mi auguro di non fare il primo volo proprio in cortile davanti a tutti, sarebbe un classico, anche se è da un po’ che non mi accade!!

Invece parto senza far danni, direzione il bar di Ibrhaim detto Caffè du Desert.

Su asfalto Lampo mi sembra vibri molto e che sia davvero grande, ma poi inizia la pista ed io ho altro a cui pensare.

All’inizio sono molto cauta, voglio capire come funziona, iniziano le ruare di sabbia e per un momento ho nostalgia di wk, così piccolina e conosciuta.., poi in un attimo di esitazione la moto si inclina ed io già mi vedo in terra, sono praticamente orizzontale, ma solo con un po’ di gas si rimette dritta come se nulla fosse, lasciandomi assolutamente basita. Fantastica.

Poco dopo incontriamo dei simpatici motociclisti italiani, con delle motone anche parzialmente cariche di bagagli, che arrivano senza troppe difficoltà al Caffè, ma mentre noi siamo diretti a Bir Soltane, loro andranno a Ksar Ghilane, le nostre strade si dividono presto.

Per Soltane PP lascia andare avanti me.

Da brava soldatina seguo la traccia del GPS anche se le dune hanno un orientamento che porterebbe un po’ fuori rotta. E’ qui che aspettavo di guidare Lampo, sulla sabbia vergine, dove sei tu che scegli dove passare, fissi un punto all’orizzonte e cerchi di raggiungerlo facendo meno fatica possibile e divertendoti sempre di più.

Il mio riguardo nei confronti di Lampo svanisce in fretta, mi trovo subito a mio agio con lei; la trovo estremamente ubbidiente e precisa, con motore e sospensioni che ti permettono anche qualche errore. Bellissima; la guido in piedi e sono molto emozionata, ma poi PP vuole provarla e mi dà Zorro, ma faccio quasi subito un capitombolo salendo su di una dunetta di sabbia borotalco, dove la moto resta piantata con l’anteriore ed io, disarcionata faccio una bella capriola in avanti.

Ognuno la propria moto riprendiamo la marcia, ma come giretto di prova è un po’ faticoso, infatti la sabbia è molle, non ti permette di correre, il vento è alle spalle e le moto non raffreddano, Zorro ha la ventola di raffreddamento attaccata, rischiamo di bruciare tutto!!

Ci fermiamo così a mangiare i nostri sacchetti contenenti bresaola, grana, crekers, fichi secchi e uovo sodo. Ne approfitto e mi svesto un po’, ci sono 22° e si suda.

Il vento non ha sosta, ci fa compagnia finché mangiamo arricchendo la nostra bresaola di sabbia,.. buonissima!!!

Finite le dunette infami, troviamo la pista, ammorbidiamo le sospensioni per viaggiare più comodi e dopo un po’ arriviamo all’asfalto, che in 40 km ci porterà a Douz.

Al distributore avremo la triste sorpresa che Lampo consuma come la Gas Gas, cioè fa i 16 con un litro, veramente pochino..

Prima di cena facciamo un salto in paese, PP ha il suo solito appuntamento con il barbiere che per 7 dinari gli fa un taglio da ultimo grido!

Io ne approfitto e vado in avan scoperta nel souk dell’artigianato locale. C’è un po’ di tutto, ma a me interessano i tappeti. Ne vedo tre belli, contratto un po’ sul prezzo, che mi sembra davvero ragionevole e torno da PP per la selezione.

Lui ha appena finito, ma mentre stiamo per ripartire passa con un quad il fratello della guida Alì, che ci aveva accompagnato qualche Natale fa in un bellissimo giro.

Ci fermiamo a salutarlo, ma lui ci dà una brutta notizia: Alì durante un giro con il 4×4 ha ribaltato la macchina ed è rimasto paralizzato alle gambe. Lo andiamo a trovare a casa, e lo troviamo seduto in carrozzella nel suo cortile.

A Doz sono asfaltate, e male, solo le strade principali; se da noi ci sono barriere architettoniche che rendono la vita difficile, a Douz Alì dove volete che vada?

Lui è sempre sorridente. Ripensiamo con gioia a quando ha cotto per noi il pane nella sabbia e preparato un cus cus piccantissimo di arissa. Ora non potrà più lavorare ma sembra sereno, ci dice :” c’est la vie, c’est la chance!”. Siamo molto a disagio non sapendo cosa dire, ma a lui ha fatto piacere ugualmente la visita.

Togliamo i disturbo e andiamo alla conquista dei tappeti scortati dal quad. Ne prendiamo due bellissimi e torniamo in Hotel per cenare,  accompagnati dal fratello di Alì, al quale regaliamo due paia di stivali Alpinestar, che PP non usa più, ed un casco da enduro. Lui carica tutto in equilibrio precario sul quad e ringrazia.

Il casco è quello che più probabilmente perderà lungo il tragitto, gli dico di indossarlo, lui sorride e mi chiede imbarazzato: “questo?”. Certo, gli faccio io, è un casco non un cappello, serve quando si guida! Ma temo che la tragedia accaduta al fratello non lo abbia sensibilizzato molto sull’argomento sicurezza; che figura può fare un ragazzo ad indossare un casco dove il resto del mondo circola felicemente senza?

Questa sera a nanna presto, siamo belli cotti e domani vorremmo andare a Ksar Ghilane.

30/12: trp105,67 km, avs45,27 kmh,  stp2,20h,  max142kmh consumo Lampo 13,53 kml, Pompelmo12,65kml.

Alla faccia del giretto di riscaldamento fatto ieri!!! Se mi fosse passato sopra un tir forse sarei meno indolenzita. Sarà l’età, sarà Lampo o le fasi lunari, ma oggi me ne starei volentieri bordo piscina a leggere il libro, invece si parte, con molta calma ma si parte.

Per il momento andiamo da Ibrhaim, e poi si vedrà. Ma già lungo la pista sento che le braccia sono in debito da ieri, meglio che oggi non prenda rischi e sia molto cauta.

Da Ibrhaim conosciamo due motociclisti italiani e con loro decidiamo di andare a Ksar Ghilane non per la pista del parco ma per la diretta.

Fa un bel caldino e la guida è movimentata perché le dune sono piccole e la sabbia è molto molle, sarebbe da girare in maglietta. PP avanti ed io chiudo il gruppo avvisandolo per interfono se ci sono intoppi.

Prendiamo un bel ritmo, ma quando le dune si fanno un po’ più omogenee uno dei due ragazzi ha un problema alla moto, l’acceleratore gli rimane bloccato al massimo.

In mezzo alle dune, con PP improvvisano un’officina d’emergenza, smonta sella, serbatoio e carburatore, senza far cadere nulla nella sabbia. Il problema è dato dal fatto che la scatola filtro aria è completamente piena di sabbia, carburatore incluso e se non si interviene continuerà a riempirsi da qui a qualche chilometro.

Nel mentre questi due ragazzi non la smettono un secondo di punzecchiarsi con battute l’un l’altro quasi da esasperarci, per quanto siano simpatici.., ed i lavori procedono abbastanza lentamente.

Il tempo passa, è più di un’ora che siamo fermi, ne approfitto per mangiucchiare un po’. A risolvere la questione arrivano due 4×4 francesi che ci regalano un po’ di grasso per sigillare la scatola filtro, ma quando siamo pronti a ripartire decidiamo di comune accordo di tornare da Ibrhaim a mangiare un panino, visto che oramai si son fatte le tre e ci sono sui 25°.

Con la pancia piena facciamo ancora quattro chiacchiere e poi torniamo a casa ognuno per conto suo.

Al distributore facciamo la comparativa consumi: Lampo batte Pompelmo 13,53 km-l contro i 12,65 e meno male che di sabbia ne avremo percorsi una trentina di chilometri, altrimenti saremmo rimasti per strada?

PP oggi ha provato la videocamera da casco, ma temo sia un fallimento, resta troppo bassa e pesa troppo, magari domani

troveremo un altro sistema.

A questo punto cosa c’è di meglio per le nostre membra stanche di un lungo e bollente bagno? Nulla.

31/12 Giro del Chott El Jèrid in Bapi

Purtroppo il bagno caldo non ha fatto miracoli, così PP propone di fare un giro turistico con il Bapi, dopo aver fatto manutenzione alle moto; di questo, è inutile dirlo, se ne occupa lui mentre io faccio un po’ di pratica con i GPS.

Partiamo verso le 10 in direzione El Faouar. Fino a lì nulla di nuovo perché c’eravamo già passati con Chiodi. E’ comunque molto pittoresco perché la strada, un po’ accidentata, scorre fra basse dunette di sabbia quasi bianca e sottilissima. Il lento ed incessante cammino della sabbia è stato parzialmente frenato da barriere realizzate con pezzi di palma piantati sulla cresta delle dune.

Ogni tanto superiamo un camioncino carico all’inverosimile di datteri. Siamo nel periodo della raccolta, a Douz, infatti, è pieno di negozzietti o bancarelle che non vendono altro.

Oltre le palme iniziano specie di acquitrini distinguibili da distese di alti ciuffi d’erba, color oro, che sembrano, a guardarli muoversi al vento, di soffice lana. Fa caldo, non so quanto ma viaggiamo con i finestrini aperti.

Il turismo di massa non arriva fino a qui, e i 4×4 sono più che mai sostituiti da carretti trainati dall’asinello. Poi il paesaggio cambia, finiscono le palme, le dune ed iniziano i cespugli, il tutto sarebbe meno interessante se non mi accorgessi che quelli che PP chiama sassi in verità sono rose del deserto disseppellite per poi essere vendute ai turisti. Ne vedo due che saranno quasi alte come me, PP preme sul pedale del gas terrorizzato che io voglia caricarle sul furgone! Ma insistendo riesco a farlo fermare. Ce ne sono tantissime, tante quante le voragini scavate nella terra. Ne raccolgo solo una per noi e due piccolissime da regalare a due care persone e ripartiamo.

Come ci capita spesso in questo viaggio siamo partiti poco attrezzati, infatti non abbiamo comprato neanche una bottiglia d’acqua e tantomeno fatto il pieno di gasolio. Il giro è lungo ed il Bapi entra in riserva, ma prontamente PP rabbocca con la tanichetta da 10 litri di scorta.

Passiamo una specie di pre frontiera con il controllo passaporti e proseguiamo in un paesaggio che sembra la terra di nessuno. L’Algeria adesso è davvero vicina, scorre il confine pochi metri ad ovest; è tanto vicina che riusciamo a vedere due automobili sfrecciare su una strada a noi parallela.

A questo punto, forse per l’emozione di rimanere a piedi con il Bapi, PP ha un’idea geniale: come troviamo un negozio compriamo dell’acqua e andiamo nel deserto a mangiarci una fumante polenta Arnaboldi, un modo come un altro per iniziare i preparativi per il fine anno!!

Detto fatto, controlliamo la direzione del vento per parcheggiare correttamente il Bapi, ed in un attimo allestiamo un fantastico ristorantino con area relax e tanto di brandine per la pennica post prandiale. Bellissimo, e la polenta in busta non mi è sembrata mai così buona!!

Ripartiamo a pancia piena e rilassati alla conquista di Nefta e quindi del distributore. Con 70 dinari riempiamo anche la tanichetta di scorta.

A Tozeur vorrei fermarmi ma facciamo solo un giro con il Bapi e mi stupisco di quanti nuovi hotel abbiano costruito, sembra Rimini.

Lungo le strade caotiche la cosa che ci colpisce di più è un rivenditore di polli allo spiedo che per attirare la clientela ha assoldato un DJ, con tanto di consolle e casse alte un metro dalle quali si diffonde musica locale ad una quantità di decibel che da noi sarebbe proibita anche per un concerto a San Siro!

Un suo collega fruttivendolo poco più avanti usa invece, oltre alla musica, delle luci psicadeliche, trovata geniale…

Arriviamo alla pace del Chot. Da questo versante è molto più suggestivo, con tutta la crosta di sale bianco che sembra neve. Quest’anno sembra completamente asciutto, l’acqua viola si intravede solo ai margini della strada asfaltata che lo attraversa.

Ci fermiamo ad ammirarlo, incerti se aspettare o no il tramonto, ma oggi è il 31, e non vorremmo arrivare tardi per il veglione. Così ci rimettiamo in marcia, anche non troppo spedita perché ad ogni villaggio che attraversiamo ci sono diversi “rompi molle” che ci obbligano quasi a fermarci.

Arriviamo a Douz con tipo 400 km in saccoccia, ecco perché mi sento un po’ stordita! Però fisicamente mi sono abbastanza ripresa, pronta per il giro di domani. Ma prima bisogna pensare a festeggiare, ci aspetta il cenone! Pare ci sia da pagare un supplemento di 5 dinari, quindi ci aspettiamo grandi cose.

Ma la triste verità è che il cenone lo faranno per un gruppo esterno, con tanto di orchestrina, noi residenti invece meno del previsto, una desolazione, anzi peggio perché fra l’altro confinati in un angolino per non disturbare!!

Ci sono altri quattro italiani, facciamo conversazione ma non andiamo oltre le 22, oserei dire quasi un record, e poi andiamo a nanna, non prima di aver aperto in camera il panettone Melegatti!

1/01: 226km  51,3 avs  4,25h  99 vel max, temp max 24°circa

Tanti auguri, tanti auguri, sms arrivano copiosi ai nostri cellulari. Per iniziare bene l’anno decidiamo di andare a Ksar Ghilane, partiamo alle 9.00 con 10.6°, il pile ci sta bene. Ma poco dopo aver iniziato la pista ci accorgiamo di aver saltato il bivio e di percorrerne un’altra che punta a Sud e non Sud Est. E’, scopriremo dopo, un taglio verso il posto di controllo, pochissimo frequentata ma molto divertente rispetto la solita, perché tutta curvette che ti obbligano ad una guida “sportiva”, risultato una bella sudata e togliersi il pile!

Si salta così Ibrahim e si arriva sulla pista per Ksar Ghilane quella che costeggia il parco naturale. La pista è molto veloce e spesso molto larga. Oggi è talmente trafficata che sembra di essere in statale; sono tutti i turisti che hanno festeggiato nel deserto ed ora rientrano negli alberghi. Noi siamo contro corrente. Solo a tratti è insabbiata, ma in ogni modo percorribile anche con moto non troppo performanti.

Lungo la pista ogni tanto sorgono “baretti” del deserto, ma noi rimaniamo fedeli ad Ibrahim e tiriamo dritti. Ma a pochi chilometri da Ksar il Pompelmo finisce con la posteriore su di un sasso che nella precedente vita era un rasoio, e per non tradire troppo le sue origini era lì piantato nell’attesa di tagliuzzare una cosa qualsiasi, il caso ha voluto che si trattasse di un Pirelli MT32 nuovo di zecca. E’ riuscito così bene nell’intento da aprire un varco di almeno 3 centimetri, lasciando la moto sul cerchio in soli dieci metri percorsi. Porco qui, porco là, adesso come faccio…, va bene, piano piano andiamo a Ksar, poi tu resti lì, io con Lampo torno a Douz, prendo il Bapi e torno in dietro su asfalto.

Questo era il piano, perché ripararla, con un taglio simile non se ne parlava neanche.

Alla faccia del piano-piano; lo vedo che va via almeno ai 40kmh con la moto che scodinzola come un gatto arrabbiato, io mi tengo a debita distanza e faccio da scopa!

Prima di arrivare all’oasi la pista scompare e si attraversa un cordone di dune, ma in questi giorni sono passati così tanti mezzi che sembra quasi abbiano spianato la sabbia lungo il percorso, è impossibile perdersi, basta seguire le tracce. E qui, con il copertone a terra il Pompelmo dà il meglio di se, con un’aderenza pazzesca arriva davanti la pozza dell’oasi in un batter di ciglia.

La pozza è piena di cadaverici turisti che fanno il bagno, altri noleggiano quad, oppure partono per un giro fino al forte romano con il dromedario, le 4×4 sono parcheggiate ovunque, è il momento di maggior afflusso.

Chiediamo a dei motociclisti italiani, che, davvero gentilmente, ci danno un copertone usato, ci vendono una camera d’aria nuova e ci mettono a disposizione i loro attrezzi.

Fare base qui mi sarebbe piaciuto molto, c’è un bel campeggio con delle grandi tende berbere munite di confortevoli letti di legno con materasso. Basterebbe portarsi il sacco a pelo.. Magari sarà per la prossima volta.

Verso la fine dell’oasi c’è una casina con file di taniche e bidoni in bella vista e pittoresche scritte sulle pareti ad indicare che lì si può acquistare benzina. Come ci avviciniamo un gruppetto di bimbi ci accoglie e chiama la mamma, che in un elegante abito di velluto blu, riempie una tanica da dieci litri e ce la porge. Ovviamente il prezzo è maggiorato, ma meno di quanto ci aspettassimo: 18 dinari piuttosto che 12,65.

Vorremmo fermarci alla pozza per un thè ma c’è troppa confusione, così ci mettiamo in marcia, la strada è lunga, saranno le due passate ed in più si sta alzando un vento micidiale.

Infatti come saliamo sul piccolo cordone il vento è già forte da far entrare sabbia attraverso la mascherina e farti lo scrub agli  occhi, che non è proprio una cosa piacevole!! Nonostante tutto, mi diverto ugualmente,  con Lampo che romba e si arrampica sulle dunette con estrema facilità.

Le cose si complicano da lì a poco, quando ricomincia la pista. Il vento soffia proprio in senso a noi contrario, alzando la sabbia che nasconde sassi buche ed altre ostilità. Non riesco a guidare in piedi, le braccia non mi tengono, è come se volessi alzarmi guidando ai 120kmh! Allora rimango seduta, anche se non mi sento a mio agio e benedico le sospensioni di Lampo, altrimenti sai che botte alla schiena..

Questa volta però percorriamo la pista più lunga ma più veloce, che è quella che passa da Ibrahim.

Facciamo cambio di moto, perché mi sembra che Lampo faccia un brutto rumore e non vorrei che si stia rompendo perché ci hanno dato benzina di pessima qualità, ma PP mi rassicura che va bene, e visto come si diverte mi tengo il Pompelmo.

So che mancano solo una trentina di chilometri, ma sono stufa. La tole ondulée se vado troppo piano è davvero fastidiosa e se corro non vedo i sassi, non vorrei proprio fare il  bis in giornata!!

Ma prontamente interviene PP, istigandomi per interfono, sfottendomi che vede benissimo che sto mollando, ed io che sono davvero stufa, “no, ti sbagli, non credo proprio”, ingarellandoci così in una piccola bagarre, durante la quale lui continuava a ridere e ripetermi che era proibito superarlo, che non potevo, anzi non dovevo, guaiiiii…

Arrivati in hotel, sporchi come minatori, ci siamo concessi un bagno ristoratore ed un po’ di nanne, con l’intento di andare a mangiare una pizza se anche questa sera il menu fosse stato scarso, invece è andata meglio del previsto, anche il dolcetto al cioccolato!!

2/01 Douz-El Sabria

Vuoi che ce ne fosse bisogno, vuoi che il fisico di chi non sto a precisare aveva qualche defaiance da ieri, abbiamo fatto dei lavoretti sulle moto, anzi su Lampo.

Ieri sentivo dei rumori diversi, uno in particolare mi sembrava di lamiera, in effetti l’occhio vigile di PP si accorge che è saltata la saldatura che tiene ferma la marmitta. Questo può significare due cose: una che Lampo vibra talmente tanto da spaccare tutto, e l’altra che la saldature, fatta in casa, fosse sotto stimata, a voi la scelta.

Per rimediare siamo andati in paese a cercare una fascetta e del materiale isolante, non è stato semplice ma ci siamo riusciti e la modifica almeno per oggi ha retto, anzi reggerà per l’intero viaggio.

Con l’occasione ci siamo concessi in brik all’uovo al ristorante con vista sulla strada principale; adesso Douz è quasi tornata alla normalità; finito il festival i turisti sono quasi tutti ripartiti e il traffico è costituito quasi esclusivamente dai moto becane MBK. Anche il nostro albergo è quasi vuoto.

Verso la 14 partiamo per un giretto su asfalto, direzione Es Sabria, che è dopo Zafrane. L’asfalto, quando si entra nel paese, finisce e la strada  che gira fra le case e baracche è di sabbia. Adulti quasi nessuno, forse sono a lavorare, ma di bimbi c’è ne sono tantissimi, che al nostro passaggio si sbracciano nel tentativo di convincerci ad impennare le moto, ma con noi cadono male, non siamo capaci..!

Ad un certo punto la stradina finisce a ridosso di un fortino. Ci fermiamo a guardarlo e, visto che è molto interessante, optiamo per un thè vista dune. Pare che si tratti di un forte francese, ora diventato rifugio per turisti e carovane, dove sono stati girati diversi films ed anche spot pubblicitari tipo uno degli ultimi della TIM.

Il thè era molto buono, facciamo qualche foto e torniamo in hotel a caricare le moto perché domani ci trasferiamo a Tatauine, ma lungo la strada sono costretta a fermarmi per fotografare un cartello stradale troppo inopportuno: attenzione attraversamento porcelli, e chi li ha mai visti in un paese musulmano?

3/01 Douz-Tataouine

Faccio ancora fatica a ricordarmi che siamo in gennaio, quindi non 3/12 ma 3/01, sarà forse perché ci sono mancati i brindisi e non ho fatto esplodere neanche un piccolo rauto?

Partiamo con calma verso le 9,30, non prima però di aver comprato una decina di chili di datteri da regalare ai nostri cari, e raccolte due taniche da venti litri di sabbia. Vi chiederete ma a cosa vi serve? Ebbene, i miei cactus da quando li ho trapiantati nella sabbia del deserto sono molto felici, crescono che è un piacere ed uno mi ha anche omaggiato di un delicato e profumato fiorellino giallo! Quindi..

L’umore è alto come al solito, ci sentiamo davvero rilassati da bravi vacanzieri. Pp lungo la strada che porta a Matmata come scorge una pista che si dirige verso una ipotetica destinazione interessante marca il punto sul GPS.

Matmata arriva e con lei anche questo paesaggio semi lunare, oserei dire, rappresentato da alte colline con i versanti corrosi dall’acqua in  solchi profondi, ogni tanto una palma qua e la, qualche pianta d’olivo e curve, si, delle belle curve dove il Bapi dà il meglio di se.

Le foto le faccio in movimento, non abbiamo intenzione di fermarci ora. Proseguiamo verso Médenine lungo quella che PP chiama una tortuosissima strada che mette a dura prova la sua resistenza di pilota da furgone.

Di Médenine PP ha un ricordo come di una località famosa per i gran panini, così ci mettiamo alla ricerca e fra un rivenditore di benzina libica, una testa di mucca appesa in bella mostra e pile alte due metri di soffici materassi, scorgiamo una vetrinetta di panini ed altre bontà.

Qui assisto ad uno degli spettacoli culinari più impressionanti che mi sia capitato, ovvero mi distraggo ordinando una focaccina fritta e quando mi volto vedo PP che fra le mani stringe, (con entrambe le mani, altrimenti non sarebbe riuscito…) un enorme panino, ma non per le dimensioni, piuttosto per lo spessore; nel suo interno gli avevano messo: arissa, cipolla con prezzemolo tritato, salsa piccante di lenticchie, carote, insalata, patatine fritte, tonno, olive e per concludere, nel dubbio fosse stato poco farcito, un uovo a frittata.

Lungo i cinquanta chilometro che percorriamo per arrivare a Tataouine penso a quanto sia piacevole viaggiare anche su asfalto quando le strade sono così poco trafficate, e mi viene anche da giustificare i nostri legislatori che ci asfissiano con norme sulla sicurezza, perché effettivamente noi siamo davvero in molti..

L’atmosfera è molto rilassata, passando lungo i paesini la gente sembra molto tranquilla, non c’è turismo, le botteghe vendono beni necessari alla vita quotidiana. Le case sono quasi sempre bianche, con le finestre e porte in ferro battuto celestine e non del solito turchese.

A Tataouine prendiamo possesso di una spartana camera all’hotel Mabrouk, dove su consiglio di altri motociclisti italiani non ci fermeremo a mangiare, pare sia meglio di no!

Scarichiamo le moto e andiamo a fare un giro segnalato paesaggistico sulla mia accuratissima cartina della Tunisia.

E’ quasi tutto su asfalto, ma ci entusiasma ugualmente. E’ un paesaggio mosso, con delle ripide ma non molto alte montagne di terra scura, quasi rossa, che mi ricordano molto i dintorni di Tauroudant in Marocco. E’ una zona caratterizzata dagli Ksar, antichi granai fortificati a più piani. Ne vediamo uno bellissimo dal nome di Ksar Ouled Soltan. E’ in cima ad una collina con la strada che gli gira intorno, quasi completamente integro, davvero uno spettacolo e nessun turista a fotografarlo tranne me.

Poco dopo prendiamo una pista per tornare a Tataouine, ma è molto breve e finisce subito su asfalto.

Un breve giro, ma sufficiente per farci capire che questa sia davvero una bella zona da scoprire, solo che non siamo abbastanza documentati, ma ci arrangeremo in un modo o nell’altro.

Nella collina sopra l’hotel c’è un dinosauro riprodotto, credo, in dimensioni naturali; la tentazione è forte, quindi prima di rientrare per la cena, ci arrampichiamo lungo la stradina che porta da lui e ci immortaliamo con autoscatto nelle solite pose sciocche per ridere un po’.

A cena ci troviamo con i nostri nuovi amici Toni e Frank di Pordenone, la serata passa così piacevolmente che facciamo le ore piccole, ben le 22,45, tardissimo per i nostri standard.

4/01

Oggi giro su pista.

Partiamo verso le 9,30 con già 17 gradi, ma c’è un bel venticello, che ci accompagnerà per l’intera giornata, che rende necessario il pile.

Passiamo per Chénini su asfalto, lungo quella che un tempo era una lenta e sassosa pista diretta a Ksar Ghilane.

La giornata è limpida e non rinuncio a scattare qualche foto. Percorriamo venticinque chilometri di asfalto e poi iniziamo la pista, la cui traccia era stata ricalcata da PP dalle foto di Google heart prima della partenza per la Tunisia.

La direzione per i primi chilometri è Ovest, poi si arriva al fatidico punto x dell’incrocio: di fronte a noi la pista continua larga e confortevole, mentre a sinistra scorgiamo la classica pistaccia scavata per misteriosi motivi dalle ruspe, dritta per dritta, incurante di montagne, dirupi, o quant’altro ed è ovvio che il beffardo Google ci spedisca giù di là. Ma Pompelmo e Lampo non hanno paura di niente, i piloti meno che meno e quindi si va.

Non incontrare anima viva è il termine più appropriato alla nostra situazione, perché non dico persone, ma almeno un dromedario o un asinello di solito lo vediamo, invece oggi niente; non trascurando il fatto che la pista a tratti è completamente mancante in seguito a remote inondazioni, a tratti è sepolta dalla sabbia sulla quale sono anche cresciuti dei lussureggianti cespugli e di tracce recenti neanche l’ombra; insomma dovrebbero essere tutti indizi atti a scoraggiarci, invece perseveriamo.

Ad aggravare il disagio ci si mette una recinzione di filo spinato che delimita non si sa cosa, che non sia un confine militare? Non è che ci sono le mine gli faccio per interfono a PP, e lui, ma non dire cavolate, ma non mi schiodo dalla traccia della sua ruota.

Da quando siamo a Tataouine la abbiamo notato una forte presenza di militari, lungo l’asfalto si incontrano piccoli convogli, spesso all’imbocco delle piste ci sono queste basse e larghe jeep mimetiche in appostamento, e dei ragazzi italiani ci hanno raccontato che da Ramada erano stati rispediti a Tataouine perché senza permesso.

A farla breve ci sta che fossi un po’ tesa ad attraversare recinzioni perse nell’apparente nulla!

Arriviamo all’asfalto, nessuno ci nota, nessuno ci ferma e filiamo verso Tataouine dal benzinaio.

Qui con grande soddisfazione scoprirò che Lampo ha migliorato i suoi consumi:…………. percorrendo ben 200 km senza lasciarmi per strada.

La sera a cena i nostri amici ci raccontano della bella pista che hanno percorso oggi per visitare alcuni sperduti ksar, ma che non hanno potuto ultimare in quanto troppo insabbiata.

Mi viene curiosità; l’alternativa, per noi che non abbiamo una buona cartografia della zona, è altrimenti percorrere la pista per Ksar Ghilane, ma io sarei più orientata sul vedere cose nuove, così PP si lascia convincere senza troppo entusiasmo.

5/01

Oggi i nostri amici partono per Gafsa, così ci perdiamo in lunghe chiacchiere fino al momento dei saluti.

Finalmente siamo pronti e partiamo; questa mattina, anche se il sole è caldo come al solito, c’è un freddo vento che soffia forte ed i gradi non mi sembra che salgano sopra i 17.

Il primo tratto è tutto su asfalto, il paesaggio è abbastanza piatto, non mosso da colline come verso Oled Soltane.

Vediamo in lontananza diverse ksar, più o meno diroccate, poi inizia la pista, ma non andiamo molto veloci, sia perché c’è una specie di tole onduleé che dà delle belle botte, sia perché con il vento guidiamo quasi sempre seduti; si alza molta polvere e sono costretta a viaggiare molto distante da PP per non rimanere nella sua scia.

Alcuni tratti sono insabbiati e mi immagino i nostri amici ieri mentre la percorrevano, a tratti si possono ancora scorgere le loro tracce.

Ad un certo punto sulla destra ci si presenta uno ksar di dignitose dimensioni in un buono stato di conservazione. Entriamo per visitarlo; qui all’interno si è abbastanza riparati dal vento, così decidiamo di fermarci per mangiare il nostro solito sacchetto, ma prima di aprire la bresaola PP si accorge della presenza di un gatto fra le macerie.

Seguo il miagolio e lo vedo che fa capolino fra i sassi, è piccolino e tutto nero. Non sembra abbandonato perché è in buona forma, ma continua a piangere a squarcia gola come se chiamasse la mamma; si avvicina a noi, forse ha sentito nell’aria l’odore della bresaola che nel frattempo abbiamo aperto.

Mangiamo in sua compagnia dividendo con lui il nostro pasto e la nostra acqua, mentre divora i bocconi fa le fusa ed “impasta il pane” con le zampine.

Al pensiero che fra poco tornerà la sua mamma ad accudirlo rimonto in moto ed in pochi metri siamo sull’asfalto.

Ma allora i nostri amici non sono arrivati a vedere lo ksar? E soprattutto per via di quell’ultima lingua di sabbia prima dell’asfalto si sono dovuti rifare tutta la pista al contrario?———–

E’ proprio vero che a seconda del mezzo che si guida le sensazioni di difficoltà o di divertimento possono cambiare enormemente!

La sera senza i nostri amici ceniamo ugualmente nel ristorante dell’hotel Sangro, ma non al self service, ma al ristorante, dove ci coccolano molto creando un’atmosfera davvero accogliente; gli spaghetti tagliuzzati corti corti sono solo un dettaglio di poca importanza..!!

6/01 Tataouine-Kairouan

E’ ora di puntare a nord, di avvicinarci lentamente a Tunisi.

Eravamo molto desiderosi di percorrere la via del ritorno lungo le strade che confinano con l’Algeria, fino ad attraversare la crumiria e sbucare a Tabarca, ma sentiamo Chiodi per telefono che ha già prenotato l’hotel Kasbah a Kairouan per tutti, così cambiamo programma senza pensarci troppo.

Lungo il percorso decidiamo di affiancare il primo moto becane da lunga percorrenza per regalargli la giacca invernale da moto che PP non usa più e finalmente scorgiamo un vecchietto che fa al caso nostro: procede con motorino scassatissimo, un casco aperto sotto il quale indossa il cappuccio del piumino per ripararsi dal vento. Lo affianchiamo e gli facciamo cenno di fermarsi, lui mette il cavalletto e si avvicina con un fare come se volesse capire di che aiuto abbiamo bisogno, invece, quando capisce che siamo noi a voler aiutare lui e prende in mano il giaccone, il suo viso si illumina. Non parla francese ed inizia a gesticolare in un misto di gioia e sorpresa, guarda al cielo e ringrazia, sembra sinceramente commosso dal fatto che una tale fortuna sia capitata proprio a lui.

Noi ripartiamo e dallo specchietto retrovisore lo vedo che si toglie il piumino per sostituirlo subito; ho quasi la sensazione che le persone di una certa età apprezzino di più un dono.

Il viaggio procede senza particolari degni di nota.

Qui i mestieri si improvvisano e si inventano più che da noi. Lungo la strada ho visto uomini vendere trecce enormi di peperoncini rossi dall’aspetto piccantissimo; altri che vendevano taniche di benzina e latte d’olio motore acquistati in Libia ad un prezzo decisamente inferiore; donne lontano da centri abitati che vendevano the caldo munite solo di una cassa di legno sulla quale era poggiato un fornelletto con sopra la teiera di metallo ed esposti due o tre bicchieri; oppure, quasi a Kairouan, ragazze che in una specie di anfora di terra cotta cuocevano delle tipiche piadine buonissime e le farcivano di arissa, tonno olive e formaggino alla faccia delle norme HACCP.

Quando si varca la sontuosa porta dell’hotel Kasbah di Kairouan si respira un’atmosfera quasi di un mondo diverso, eppure non siamo stati teletrasportati altrove;  le eleganti camere sono interamente rivestire di piastrelle disegnate con sgargianti colori verdi e blu su base bianca, il soffitto è in legno intarsiato e dipinto come il comò ed i comodini, per non parlare del buffè al ristorante che potrebbe sfamare metà del Sudan.

Dopo esserci riposati un po’ facciamo una passeggiata nella medina.

Qui si viene quasi rincorsi dai venditori di vasi o tappeti se solo il nostro sguardo, per curiosità, si è soffermato più di trenta secondi su un loro prodotto in vendita.

Lo stesso accade a me che indico a PP un bellissimo vaso color ocra. C’è attaccato il prezzo di 250 dh, ma il venditore prontamente mi dice che quello è il prezzo per gli americani, a me può venderlo a 140! Gli chiedo se sta scherzando e faccio per andarmene, ma è troppo tardi, la bagarre ha inizio: mi racconta la storia del vaso ed inizia ad abbassare il prezzo, io non sono interessata e proseguo il mio cammino. Credo di averlo dissuaso ma dopo pochi minuti lo sento che da lontano mi chiama: ”signora, signora, quanto ultimo prezzo. Dai 80 dinari”. Ci raggiunge e ci racconta che ha vissuto vicino Modena per due anni, che in Italia si sta bene, ma la vita, soprattutto se non si ha permesso di soggiorno, è molto dura e cara. Così è tornato in Tunisia, dove tutto sommato non ci sono soldi, non c’è lavoro, ma si sta bene.

Continua ancore un po’ la sua opera di convincimento ma noi non siamo interessati, è così bravo che alla fine PP gli regala i dieci dinari che ha in tasca e gli fa i complimenti per l’abilità di venditore, lui lo guarda sorpreso e così ce ne andiamo.

In hotel ci aspettano le esperte mani di due massaggiatrici che, dopo averci cosparso di olio profumato fino a farci sembrare anguille, ci assesteranno le membra per ben 55 minuti, fantastica coccola.

Per cena, su consiglio del cicciotto guardiano notturno,  andiamo a mangiarci una pizza al “piccolo mondo”, ma non c’è molto folclore da osservare, infatti è quasi deserta, sono tutti, rigorosamente uomini, radunati nei bar con tv a guardare la partita di calcio.

7/01 Kairouan-Kairouan

Questa mattina partiamo con il Bapi per un giro turistico sopra Kairouan. Non è molto lungo, all’incirca duecento chilometri, ma sulla carta è segnato in verde e noi siamo curiosi e vedovi dalle moto non vogliamo girar per musei, PP soprattutto!!

Faccio pratica con il GPS di PP ed imposto come destianzione Makthar, per un po’ si percorre la strada per Gafsa, poi, passata Chébika si gira a sinistra verso Haffouz, Kesra.

Poco dopo il bivio, lungo un rettilineo, PP mi chiede se ho visto anch’io il cinghiale; quale cinghiale? Così fa inversione e torniamo in dietro per fotografarlo; capperi, è un bel cinghialotto investito bordo strada, di quelli che già vedrei tramutati in buonissime salsicce affumicate o gustosi prosciutti, invece lui è lì, stecchito a zampe all’aria con le mosche che banchettano.

Lo spettacolo dura poco e ripartiamo, finestrino mezzo aperto perché PP fuma, ma poco dopo un rumore nuovo mi mette in allerta, “lo senti anche tu? Che cosa è?”.

Ci fermiamo e constatiamo che un bullone da sei si è avvitato nel copertone che si sta sgonfiando inesorabilmente.

PP mi ricorda che chi buca il primo dell’anno buca tutto l’anno, a me verrebbe da ridere, ma non mi sembra il momento così cerco di trattenermi, e lui mentre inizia il solito mantra di imprecazioni, “porco qui, porco lì, zio là …” si mette a leggere il manuale di istruzioni Fiat…. ‘Namo bene!!!

C’è da dire che in quasi tre anni che giriamo con il Bapi non avevamo neanche la chiave per smontare i copertoni, l’ha comprata PP poco prima di partire per la Tunisia, figuriamoci se fossimo preparati a montare la ruota di scorta!

In queste situazioni, come al solito, io faccio foto e giro filmini, e lui fa il lavoro sporco. E gli riesce anche bene!

Così torniamo a Douz in cerca di un gommista; un’officina con tanto di insegne colorate della Bridgestone sembra fare al caso nostro.

Come ci fermiamo, come in una gara di formula uno, cinque ragazzetti con età fra i tredici ed i diciassette anni prendono in mano la situazione; chi smonta la ruota di scorta, controlla la pressione di tutti i pneumatici, chi infila un silurotto di gomma nel buco dell’altra e così facendo in meno di dieci minuti siamo pronti a ripartire per la modica cifra di cinque dinari, pressappoco due euro e mezzo!

Torniamo sui nostri passi e riaffrontiamo la strada verso Gafsa come se nulla fosse accaduto, ma poco dopo aver oltrepassato il bivio per Makthar il rumore allarmante si ripropone: il tappo è stato sputato fuori dal copertone!

A questo punto Pp è super esperto e in pochi minuti ripete l’operazione di sostituzione.

Torniamo dalla gang e gli mostriamo il tappo; a questo punto, visto che il lavoro precedente era di qualità scadente, interviene il bos in persona, (che forse avrà avuto vent’anni), l’unico con i vestiti puliti e delle confortevoli pantofole in velluto verde, decide che un tappo non sia sufficiente, così ci appiccica una bella toppa e ci assicura che con questa arriveremo tranquilli in Italia.

Riprovare per la terza volta ad arrivare a Makthar ci sembra davvero sfidare il destino, così torniamo in albergo, visto che oramai si son fatte le due del pomeriggio!

I nostri amici del gruppo Chiodi arrivano in albergo verso le diciassette e con loro facciamo una passeggiata nella medina.

Il tipo che ieri voleva vendermi il vaso mi riconosce e mi rincorre offrendomelo a 50 dinari, niente male considerando che in partenza erano 140, ma a me non occorre, così sconsolato si arrende.

La sera guardiamo dopo quasi due settimane il tg su Rai 1. L’Europa intera sembra sotto una cappa di gelo, anche in Italia se non nevica piove a dirotto causando straripamenti e frane.

Speriamo solo che il mare con noi sia clemente, visto che pochi giorni fa il traghetto diretto a Genova si è dovuto fermare a Palermo per il mare forza 8.

8/01 Kairouan-Tunisi

Ecco arrivato il giorno fatidico. Oggi ci imbarchiamo.

A colazione l’argomento principale è il prossimo viaggio, non siamo ancora ritornati che subito si pensa a ripartire.

A febbraio Chiodi organizza il solito parco giochi per sole moto nell’Erg di Aubari in Libia. Pare che sia tutto organizzato e lui dà già per scontata la nostra presenza, ma se solo mi azzardo a parlare di ferie alla mia capa, temo che rischio l’osso del collo! Prendo tempo, non so se partirò, a me piacerebbe è logico, speriamo, Inshallah.

Arriviamo in porto verso le tredici, con largo anticipo, è il momento di comprare vasi e piatti.

In porto, prima dell’ingresso, i prezzi sono molto convenienti, bisogna solo avere un po’ di pazienza per sopportare il solito assalto da parte dei venditori.

Non riesco a spendere neanche la metà dei dinari che mi sono rimasti e con un bel bottino torno al Bapi.

Nel frattempo il piazzale inizia a popolarsi di 4×4 rivestiti di adesivi più o meno racing dakariani.

Arriva anche qualche motociclista, un paio hanno targhe tedesche ed io, mentre a Tataouine quando abbiamo caricato le moto sul Bapi ero un po’ triste e malinconica dell’essere in furgone, ora non li invidio neanche un po’ al pensiero che da Genova li aspetta neve e freddo fino a casa.

EPILOGO

Il viaggio in mare andrà meglio del previsto.

Niente onde forza 8, e tante chiacchiere in compagnia di quegli amici che solo in traghetto si incontrano, una o più volte l’anno, ed ogni volta ci si riconosce con affetto, come se appartenessimo tutti ad una grande famiglia, ci si aggiorna sui viaggi passati, su quello appena vissuto e si sogna per quello futuro. Tante persone diverse fra loro, ma in ogni modo con una grande cosa che ci accomuna, la passione per il viaggio, che se si svolge nel deserto è meglio ancora, a due ruote o quattro poco importa, l’importante è andare, come se fosse un irrefrenabile bisogno di disintossicarsi da tutta questa civiltà che inizia a starci stretta, con tutte le sue regole e proibizioni.

Fin quando ci permetteranno di sentire scricchiolare la sabbia fra i denti ci sarà sempre una bella storia da raccontare.

WB

Tunisia: Natale 2009

A dire il vero Natale è già passato, visto che oggi è il 26, ma di rigore il titolo è questo così ho deciso di non cambiarlo.

E’ strano trascorrere il Natale a casa, erano anni che non mi accadeva, infatti a casa nostra non esiste neanche l’albero di Natale e relativi addobbi, tanto non ci siamo mai in questo periodo.

Quest’anno però mi è sembrato doveroso avere almeno il presepe; così i primi del mese ho iniziato a farne uno di terra cotta, semplice semplice, con i personaggi base, tipo il bue, l’asinello, le pecore, il porcello, l’elefante; senza dimenticare Giuseppe che sembra più cattivo di Terminator, Maria che sembra ET quando scappa in bici nascosto dalla coperta ed il Bambinello che a stento si distingue da un baco da seta.

Capirete bene che il tutto, visto il mio estro creativo, ha richiesto una notevole attenzione e dedizione giornaliera. E la cometa? Non è mica tanto ovvio plasmare una cometa a memoria senza copiarla; da che parte va? Dipende sempre da dove siamo noi a guardarla…. Io inconsciamente ho deciso che va da sinistra verso destra.

Comunque tutte queste profonde riflessioni mi hanno distolta dalla cosa più importante che accade a dicembre, ovvero che si parte per il deserto, ritrovandomi così al giorno 25 con tutto o quasi tutto da sistemare. Ma niente paura, quest’anno possiamo allargarci, da veri signori comodi comodi carichiamo le moto sul nostro mitico furgone Bapi (un FIAT Ducato del ‘15-‘18) e scendiamo in Tunisia verso nuove avventure, concedendoci così qualche eccesso tipo gli scacchi e la battaglia navale da viaggio, il PC portatile, un libro da 450 pagine ed anche la crema idratante per mani e corpo.., da non crederci!!

Solo con il trascorrere dei giorni, però, capiremo che vent’anni di bagaglio striminzito da motociclista non si dimenticano d’un tratto e che un mucchio di cose che ci sarebbero state indispensabili ed avremmo potuto caricare nel furgone, erano invece rimaste a Verona.

Le moto sono tre, anche se noi siamo i soliti due.

WK, come ben noto, (lacrimuccia sulla guancia..) è stata sostituita da Lampo, una husqui 510, che già dal nome dovrebbe far immaginare il suo brillante temperamento, talmente brillante che PP è da fine settembre che ci lavora sopra nel tentativo di renderla un po’ più adeguata al mio stile di guida; ma temo che non sia proprio certo del risultato, visto che ha deciso di portare oltre al suo DRZ44o Pompelmo, anche Zorro, la Gas Gas400 sicuramente comoda e docile.

Il viaggio in autostrada verso Genova per metà lo facciamo da soli, in preda ad un euforia fanciullesca, poi ci uniamo al gruppo Chiodi che va in Algeria e con il quale dividiamo il biglietto del traghetto. Ma all’imbarco metà delle macchine del gruppo salgono e noi con altri tre rimaniamo quasi completamente soli nel piazzale, mentre si sparge la voce che il traghetto sia in over booking!

Stava per scattare il piano B, della serie tentiamo di salire sul traghetto che va in Marocco, quando decidono di farci salire.

Partiamo alle 17,00, dicono in ritardo, inizia così il nostro viaggio verso, speriamo, il caldo e la pace del deserto.

27/12 VERSO TUNISI

In traghetto quest’anno finalmente si vedono girare motociclisti veri, completamente vestiti da moto, tono su tono in base alla loro fede motociclistica, (vedi arancione per la KTM), ma al posto degli stivali da enduro, finché sono in nave si concedono le pedule.

Il più bello era un cappatiemmista elegantissimo nel suo completo nero ed arancio, al quale aveva abbinato dei fantastici infradito arancioni anch’essi.

I veri duri poi si distinguono dal fatto che una volta partiti da Genova ed iniziata l’avventura, decidono che sia inutile, anzi quasi deplorevole, curare il proprio aspetto, in quanto fa sicuramente più “dakariano” non pettinarsi.

Le capigliature alla Heinstein spuntano veloci come funghi!

Ma tutto questo folclore non fa più parte del nostro stile di viaggio, come è già evidente, con gli anni ci stiamo imborghesendo, dormiamo in cabina, mangiamo al ristorante per evitare le code al self service e giriamo in incognita con abiti “civili”, da cui non traspare che il nostro cuore palpiti per le due ruote tassellate.

Il cielo è grigio ed il mare sembra un’enorme distesa di piombo fuso ed è quasi calmo.

Chiacchieriamo con facce amiche che si incontrano di solito in traghetto e quasi senza accorgercene arriviamo a Tunisi che saranno le 14,00. Alle 15,00 siamo già fuori.

C’è un bel sole, ma il vento fischia forte e lungo la strada per Kairouan, ogni tanto dà una spintarella al Bapi.

Ci fermiamo all’Hotel Amina, che con 90 dinari ci dà una camera ben riscaldata, doccia bollente ed anche la colazione. Pagamento anticipato,… Devo avere una faccia poco raccomandabile!

28/12 KAIROUAN-DOUZ

Partiamo impazienti di arrivare a Douz e scaricare i nostri gioielli dal furgone.

Ogni tanto lungo la strada ci sorpassiamo con un gruppo di motociclisti italiani, sbracciandoci per salutarli al suono del Bapi clacson. Loro però corrono di più e ci seminano poco dopo.

Continuiamo a scendere a sud, si nota soprattutto dal paesaggio che cambia aspetto e colore, con il procedere dei chilometri.

Il vento continua a fischiare forte, tanto che mi metto a pensare ai motociclisti come se la stiano cavando, ed in più inizia ad esserci un po’ di sabbia che invade l’asfalto; mica ci beccheremo una tempestina subito come ben arrivati?! Niente paura, dopo pochi chilometri tutto torna normale.

Lungo la strada i palmeti sostituiscono gli ulivi ed è pieno  di banchetti che vendono datteri, non vedo l’ora di mangiarne un po’. Nella caotica e rumorosa Douz come prima cosa riempiamo le pance e poi cerchiamo da dormire, ma si sa benissimo che in fondo al nostro cuore siamo fedeli allo spartano e suggestivo hotel Saharienne Paradice.

Monsieur Slà ci riconosce subito e ci dà una silenziosa tripla al prezzo scontato per i gruppi, ben 70 dinari al giorno in due di mezza pensione! Neanche prendiamo possesso della camera che subito andiamo a scaricare le moto, la prima è lampo e poi zorro; PP ha tolto il tappo alla marmitta nuova akrapovich perché così sembra consumi meno, non resisto e la metto in moto: l’effetto sortito è un rombo deciso che fa scattare l’antifurto alla Clio parcheggiata lì vicino!!! Speriamo in bene..

A dicembre a rendere Douz così caotica è il festival del deserto che attira megrebini da ogni dove, più una minoranza di spettatori occidentali tipo noi. E’ uno spettacolo davvero emozionante, durante il quale cavalieri rigorosamente in costume “touareg” in sella a splendidi cavalli e possenti dromedari danno dimostrazione della loro abilità in gare e parate.

Lungo le strade che portano allo stadio sciami di moto-becane smarmittati a clacson spianato fanno la scicane fra i pedoni ad una velocità sorprendente, apparentemente senza schiantarsi!

Noi, quest’anno, siamo arrivati alla fine dello spettacolo, infatti, poco dopo la manifestazione è terminata e ci hanno permesso di entrare nell’arena per fotografare animali e cavalieri. Che emozione!! Durerà ancora due giorni ma noi credo che saremo in giro in moto, anzi, lo desidero vivamente, a maggior ragione dato che alle tre del pomeriggio il mio termometro segna 21° una temperatura davvero fantastica!

29/12: trip 163,33km,  avs46,89kmh (con 40 di asfalto), stp 3,29h, max123,9kmh, temp max 22°?.

Il  cielo è di un limpido celeste, ma anche se c’è il sole,  alle 9,00 il termometro segna 9°! Un po’ pochino per i miei gusti, così usiamo la tattica di vestirsi a cipolla ma con giacche leggere.

PP sistema i GPS, metto in moto e sento il mio povero cuore che inizia a battere forte neanche fossi allo start del rally Libia Desert Chellenge!

Per interfono gli dico che ho paura perché tocco pochissimo, e fra me e me mi auguro di non fare il primo volo proprio in cortile davanti a tutti, sarebbe un classico, anche se è da un po’ che non mi accade!!

Invece parto senza far danni, direzione il bar di Ibrhaim detto Caffè du Desert.

Su asfalto Lampo mi sembra vibri molto e che sia davvero grande, ma poi inizia la pista ed io ho altro a cui pensare.

All’inizio sono molto cauta, voglio capire come funziona, iniziano le ruare di sabbia e per un momento ho nostalgia di wk, così piccolina e conosciuta.., poi in un attimo di esitazione la moto si inclina ed io già mi vedo in terra, sono praticamente orizzontale, ma solo con un po’ di gas si rimette dritta come se nulla fosse, lasciandomi assolutamente basita. Fantastica.

Poco dopo incontriamo dei simpatici motociclisti italiani, con delle motone anche parzialmente cariche di bagagli, che arrivano senza troppe difficoltà al Caffè, ma mentre noi siamo diretti a Bir Soltane, loro andranno a Ksar Ghilane, le nostre strade si dividono presto.

Per Soltane PP lascia andare avanti me.

Da brava soldatina seguo la traccia del GPS anche se le dune hanno un orientamento che porterebbe un po’ fuori rotta. E’ qui che aspettavo di guidare Lampo, sulla sabbia vergine, dove sei tu che scegli dove passare, fissi un punto all’orizzonte e cerchi di raggiungerlo facendo meno fatica possibile e divertendoti sempre di più.

Il mio riguardo nei confronti di Lampo svanisce in fretta, mi trovo subito a mio agio con lei; la trovo estremamente ubbidiente e precisa, con motore e sospensioni che ti permettono anche qualche errore. Bellissima; la guido in piedi e sono molto emozionata, ma poi PP vuole provarla e mi dà Zorro, ma faccio quasi subito un capitombolo salendo su di una dunetta di sabbia borotalco, dove la moto resta piantata con l’anteriore ed io, disarcionata faccio una bella capriola in avanti.

Ognuno la propria moto riprendiamo la marcia, ma come giretto di prova è un po’ faticoso, infatti la sabbia è molle, non ti permette di correre, il vento è alle spalle e le moto non raffreddano, Zorro ha la ventola di raffreddamento attaccata, rischiamo di bruciare tutto!!

Ci fermiamo così a mangiare i nostri sacchetti contenenti bresaola, grana, crekers, fichi secchi e uovo sodo. Ne approfitto e mi svesto un po’, ci sono 22° e si suda.

Il vento non ha sosta, ci fa compagnia finché mangiamo arricchendo la nostra bresaola di sabbia,.. buonissima!!!

Finite le dunette infami, troviamo la pista, ammorbidiamo le sospensioni per viaggiare più comodi e dopo un po’ arriviamo all’asfalto, che in 40 km ci porterà a Douz.

Al distributore avremo la triste sorpresa che Lampo consuma come la Gas Gas, cioè fa i 16 con un litro, veramente pochino..

Prima di cena facciamo un salto in paese, PP ha il suo solito appuntamento con il barbiere che per 7 dinari gli fa un taglio da ultimo grido!

Io ne approfitto e vado in avan scoperta nel souk dell’artigianato locale. C’è un po’ di tutto, ma a me interessano i tappeti. Ne vedo tre belli, contratto un po’ sul prezzo, che mi sembra davvero ragionevole e torno da PP per la selezione.

Lui ha appena finito, ma mentre stiamo per ripartire passa con un quad il fratello della guida Alì, che ci aveva accompagnato qualche Natale fa in un bellissimo giro.

Ci fermiamo a salutarlo, ma lui ci dà una brutta notizia: Alì durante un giro con il 4×4 ha ribaltato la macchina ed è rimasto paralizzato alle gambe. Lo andiamo a trovare a casa, e lo troviamo seduto in carrozzella nel suo cortile.

A Doz sono asfaltate, e male, solo le strade principali; se da noi ci sono barriere architettoniche che rendono la vita difficile, a Douz Alì dove volete che vada?

Lui è sempre sorridente. Ripensiamo con gioia a quando ha cotto per noi il pane nella sabbia e preparato un cus cus piccantissimo di arissa. Ora non potrà più lavorare ma sembra sereno, ci dice :” c’est la vie, c’est la chance!”. Siamo molto a disagio non sapendo cosa dire, ma a lui ha fatto piacere ugualmente la visita.

Togliamo i disturbo e andiamo alla conquista dei tappeti scortati dal quad. Ne prendiamo due bellissimi e torniamo in Hotel per cenare,  accompagnati dal fratello di Alì, al quale regaliamo due paia di stivali Alpinestar, che PP non usa più, ed un casco da enduro. Lui carica tutto in equilibrio precario sul quad e ringrazia.

Il casco è quello che più probabilmente perderà lungo il tragitto, gli dico di indossarlo, lui sorride e mi chiede imbarazzato: “questo?”. Certo, gli faccio io, è un casco non un cappello, serve quando si guida! Ma temo che la tragedia accaduta al fratello non lo abbia sensibilizzato molto sull’argomento sicurezza; che figura può fare un ragazzo ad indossare un casco dove il resto del mondo circola felicemente senza?

Questa sera a nanna presto, siamo belli cotti e domani vorremmo andare a Ksar Ghilane.

30/12: trp105,67 km, avs45,27 kmh,  stp2,20h,  max142kmh consumo Lampo 13,53 kml, Pompelmo12,65kml.

Alla faccia del giretto di riscaldamento fatto ieri!!! Se mi fosse passato sopra un tir forse sarei meno indolenzita. Sarà l’età, sarà Lampo o le fasi lunari, ma oggi me ne starei volentieri bordo piscina a leggere il libro, invece si parte, con molta calma ma si parte.

Per il momento andiamo da Ibrhaim, e poi si vedrà. Ma già lungo la pista sento che le braccia sono in debito da ieri, meglio che oggi non prenda rischi e sia molto cauta.

Da Ibrhaim conosciamo due motociclisti italiani e con loro decidiamo di andare a Ksar Ghilane non per la pista del parco ma per la diretta.

Fa un bel caldino e la guida è movimentata perché le dune sono piccole e la sabbia è molto molle, sarebbe da girare in maglietta. PP avanti ed io chiudo il gruppo avvisandolo per interfono se ci sono intoppi.

Prendiamo un bel ritmo, ma quando le dune si fanno un po’ più omogenee uno dei due ragazzi ha un problema alla moto, l’acceleratore gli rimane bloccato al massimo.

In mezzo alle dune, con PP improvvisano un’officina d’emergenza, smonta sella, serbatoio e carburatore, senza far cadere nulla nella sabbia. Il problema è dato dal fatto che la scatola filtro aria è completamente piena di sabbia, carburatore incluso e se non si interviene continuerà a riempirsi da qui a qualche chilometro.

Nel mentre questi due ragazzi non la smettono un secondo di punzecchiarsi con battute l’un l’altro quasi da esasperarci, per quanto siano simpatici.., ed i lavori procedono abbastanza lentamente.

Il tempo passa, è più di un’ora che siamo fermi, ne approfitto per mangiucchiare un po’. A risolvere la questione arrivano due 4×4 francesi che ci regalano un po’ di grasso per sigillare la scatola filtro, ma quando siamo pronti a ripartire decidiamo di comune accordo di tornare da Ibrhaim a mangiare un panino, visto che oramai si son fatte le tre e ci sono sui 25°.

Con la pancia piena facciamo ancora quattro chiacchiere e poi torniamo a casa ognuno per conto suo.

Al distributore facciamo la comparativa consumi: Lampo batte Pompelmo 13,53 km-l contro i 12,65 e meno male che di sabbia ne avremo percorsi una trentina di chilometri, altrimenti saremmo rimasti per strada?

PP oggi ha provato la videocamera da casco, ma temo sia un fallimento, resta troppo bassa e pesa troppo, magari domani

troveremo un altro sistema.

A questo punto cosa c’è di meglio per le nostre membra stanche di un lungo e bollente bagno? Nulla.

31/12 Giro del Chott El Jèrid in Bapi

Purtroppo il bagno caldo non ha fatto miracoli, così PP propone di fare un giro turistico con il Bapi, dopo aver fatto manutenzione alle moto; di questo, è inutile dirlo, se ne occupa lui mentre io faccio un po’ di pratica con i GPS.

Partiamo verso le 10 in direzione El Faouar. Fino a lì nulla di nuovo perché c’eravamo già passati con Chiodi. E’ comunque molto pittoresco perché la strada, un po’ accidentata, scorre fra basse dunette di sabbia quasi bianca e sottilissima. Il lento ed incessante cammino della sabbia è stato parzialmente frenato da barriere realizzate con pezzi di palma piantati sulla cresta delle dune.

Ogni tanto superiamo un camioncino carico all’inverosimile di datteri. Siamo nel periodo della raccolta, a Douz, infatti, è pieno di negozzietti o bancarelle che non vendono altro.

Oltre le palme iniziano specie di acquitrini distinguibili da distese di alti ciuffi d’erba, color oro, che sembrano, a guardarli muoversi al vento, di soffice lana. Fa caldo, non so quanto ma viaggiamo con i finestrini aperti.

Il turismo di massa non arriva fino a qui, e i 4×4 sono più che mai sostituiti da carretti trainati dall’asinello. Poi il paesaggio cambia, finiscono le palme, le dune ed iniziano i cespugli, il tutto sarebbe meno interessante se non mi accorgessi che quelli che PP chiama sassi in verità sono rose del deserto disseppellite per poi essere vendute ai turisti. Ne vedo due che saranno quasi alte come me, PP preme sul pedale del gas terrorizzato che io voglia caricarle sul furgone! Ma insistendo riesco a farlo fermare. Ce ne sono tantissime, tante quante le voragini scavate nella terra. Ne raccolgo solo una per noi e due piccolissime da regalare a due care persone e ripartiamo.

Come ci capita spesso in questo viaggio siamo partiti poco attrezzati, infatti non abbiamo comprato neanche una bottiglia d’acqua e tantomeno fatto il pieno di gasolio. Il giro è lungo ed il Bapi entra in riserva, ma prontamente PP rabbocca con la tanichetta da 10 litri di scorta.

Passiamo una specie di pre frontiera con il controllo passaporti e proseguiamo in un paesaggio che sembra la terra di nessuno. L’Algeria adesso è davvero vicina, scorre il confine pochi metri ad ovest; è tanto vicina che riusciamo a vedere due automobili sfrecciare su una strada a noi parallela.

A questo punto, forse per l’emozione di rimanere a piedi con il Bapi, PP ha un’idea geniale: come troviamo un negozio compriamo dell’acqua e andiamo nel deserto a mangiarci una fumante polenta Arnaboldi, un modo come un altro per iniziare i preparativi per il fine anno!!

Detto fatto, controlliamo la direzione del vento per parcheggiare correttamente il Bapi, ed in un attimo allestiamo un fantastico ristorantino con area relax e tanto di brandine per la pennica post prandiale. Bellissimo, e la polenta in busta non mi è sembrata mai così buona!!

Ripartiamo a pancia piena e rilassati alla conquista di Nefta e quindi del distributore. Con 70 dinari riempiamo anche la tanichetta di scorta.

A Tozeur vorrei fermarmi ma facciamo solo un giro con il Bapi e mi stupisco di quanti nuovi hotel abbiano costruito, sembra Rimini.

Lungo le strade caotiche la cosa che ci colpisce di più è un rivenditore di polli allo spiedo che per attirare la clientela ha assoldato un DJ, con tanto di consolle e casse alte un metro dalle quali si diffonde musica locale ad una quantità di decibel che da noi sarebbe proibita anche per un concerto a San Siro!

Un suo collega fruttivendolo poco più avanti usa invece, oltre alla musica, delle luci psicadeliche, trovata geniale…

Arriviamo alla pace del Chot. Da questo versante è molto più suggestivo, con tutta la crosta di sale bianco che sembra neve. Quest’anno sembra completamente asciutto, l’acqua viola si intravede solo ai margini della strada asfaltata che lo attraversa.

Ci fermiamo ad ammirarlo, incerti se aspettare o no il tramonto, ma oggi è il 31, e non vorremmo arrivare tardi per il veglione. Così ci rimettiamo in marcia, anche non troppo spedita perché ad ogni villaggio che attraversiamo ci sono diversi “rompi molle” che ci obbligano quasi a fermarci.

Arriviamo a Douz con tipo 400 km in saccoccia, ecco perché mi sento un po’ stordita! Però fisicamente mi sono abbastanza ripresa, pronta per il giro di domani. Ma prima bisogna pensare a festeggiare, ci aspetta il cenone! Pare ci sia da pagare un supplemento di 5 dinari, quindi ci aspettiamo grandi cose.

Ma la triste verità è che il cenone lo faranno per un gruppo esterno, con tanto di orchestrina, noi residenti invece meno del previsto, una desolazione, anzi peggio perché fra l’altro confinati in un angolino per non disturbare!!

Ci sono altri quattro italiani, facciamo conversazione ma non andiamo oltre le 22, oserei dire quasi un record, e poi andiamo a nanna, non prima di aver aperto in camera il panettone Melegatti!

1/01: 226km  51,3 avs  4,25h  99 vel max, temp max 24°circa

Tanti auguri, tanti auguri, sms arrivano copiosi ai nostri cellulari. Per iniziare bene l’anno decidiamo di andare a Ksar Ghilane, partiamo alle 9.00 con 10.6°, il pile ci sta bene. Ma poco dopo aver iniziato la pista ci accorgiamo di aver saltato il bivio e di percorrerne un’altra che punta a Sud e non Sud Est. E’, scopriremo dopo, un taglio verso il posto di controllo, pochissimo frequentata ma molto divertente rispetto la solita, perché tutta curvette che ti obbligano ad una guida “sportiva”, risultato una bella sudata e togliersi il pile!

Si salta così Ibrahim e si arriva sulla pista per Ksar Ghilane quella che costeggia il parco naturale. La pista è molto veloce e spesso molto larga. Oggi è talmente trafficata che sembra di essere in statale; sono tutti i turisti che hanno festeggiato nel deserto ed ora rientrano negli alberghi. Noi siamo contro corrente. Solo a tratti è insabbiata, ma in ogni modo percorribile anche con moto non troppo performanti.

Lungo la pista ogni tanto sorgono “baretti” del deserto, ma noi rimaniamo fedeli ad Ibrahim e tiriamo dritti. Ma a pochi chilometri da Ksar il Pompelmo finisce con la posteriore su di un sasso che nella precedente vita era un rasoio, e per non tradire troppo le sue origini era lì piantato nell’attesa di tagliuzzare una cosa qualsiasi, il caso ha voluto che si trattasse di un Pirelli MT32 nuovo di zecca. E’ riuscito così bene nell’intento da aprire un varco di almeno 3 centimetri, lasciando la moto sul cerchio in soli dieci metri percorsi. Porco qui, porco là, adesso come faccio…, va bene, piano piano andiamo a Ksar, poi tu resti lì, io con Lampo torno a Douz, prendo il Bapi e torno in dietro su asfalto.

Questo era il piano, perché ripararla, con un taglio simile non se ne parlava neanche.

Alla faccia del piano-piano; lo vedo che va via almeno ai 40kmh con la moto che scodinzola come un gatto arrabbiato, io mi tengo a debita distanza e faccio da scopa!

Prima di arrivare all’oasi la pista scompare e si attraversa un cordone di dune, ma in questi giorni sono passati così tanti mezzi che sembra quasi abbiano spianato la sabbia lungo il percorso, è impossibile perdersi, basta seguire le tracce. E qui, con il copertone a terra il Pompelmo dà il meglio di se, con un’aderenza pazzesca arriva davanti la pozza dell’oasi in un batter di ciglia.

La pozza è piena di cadaverici turisti che fanno il bagno, altri noleggiano quad, oppure partono per un giro fino al forte romano con il dromedario, le 4×4 sono parcheggiate ovunque, è il momento di maggior afflusso.

Chiediamo a dei motociclisti italiani, che, davvero gentilmente, ci danno un copertone usato, ci vendono una camera d’aria nuova e ci mettono a disposizione i loro attrezzi.

Fare base qui mi sarebbe piaciuto molto, c’è un bel campeggio con delle grandi tende berbere munite di confortevoli letti di legno con materasso. Basterebbe portarsi il sacco a pelo.. Magari sarà per la prossima volta.

Verso la fine dell’oasi c’è una casina con file di taniche e bidoni in bella vista e pittoresche scritte sulle pareti ad indicare che lì si può acquistare benzina. Come ci avviciniamo un gruppetto di bimbi ci accoglie e chiama la mamma, che in un elegante abito di velluto blu, riempie una tanica da dieci litri e ce la porge. Ovviamente il prezzo è maggiorato, ma meno di quanto ci aspettassimo: 18 dinari piuttosto che 12,65.

Vorremmo fermarci alla pozza per un thè ma c’è troppa confusione, così ci mettiamo in marcia, la strada è lunga, saranno le due passate ed in più si sta alzando un vento micidiale.

Infatti come saliamo sul piccolo cordone il vento è già forte da far entrare sabbia attraverso la mascherina e farti lo scrub agli  occhi, che non è proprio una cosa piacevole!! Nonostante tutto, mi diverto ugualmente,  con Lampo che romba e si arrampica sulle dunette con estrema facilità.

Le cose si complicano da lì a poco, quando ricomincia la pista. Il vento soffia proprio in senso a noi contrario, alzando la sabbia che nasconde sassi buche ed altre ostilità. Non riesco a guidare in piedi, le braccia non mi tengono, è come se volessi alzarmi guidando ai 120kmh! Allora rimango seduta, anche se non mi sento a mio agio e benedico le sospensioni di Lampo, altrimenti sai che botte alla schiena..

Questa volta però percorriamo la pista più lunga ma più veloce, che è quella che passa da Ibrahim.

Facciamo cambio di moto, perché mi sembra che Lampo faccia un brutto rumore e non vorrei che si stia rompendo perché ci hanno dato benzina di pessima qualità, ma PP mi rassicura che va bene, e visto come si diverte mi tengo il Pompelmo.

So che mancano solo una trentina di chilometri, ma sono stufa. La tole ondulée se vado troppo piano è davvero fastidiosa e se corro non vedo i sassi, non vorrei proprio fare il  bis in giornata!!

Ma prontamente interviene PP, istigandomi per interfono, sfottendomi che vede benissimo che sto mollando, ed io che sono davvero stufa, “no, ti sbagli, non credo proprio”, ingarellandoci così in una piccola bagarre, durante la quale lui continuava a ridere e ripetermi che era proibito superarlo, che non potevo, anzi non dovevo, guaiiiii…

Arrivati in hotel, sporchi come minatori, ci siamo concessi un bagno ristoratore ed un po’ di nanne, con l’intento di andare a mangiare una pizza se anche questa sera il menu fosse stato scarso, invece è andata meglio del previsto, anche il dolcetto al cioccolato!!

2/01 Douz-El Sabria

Vuoi che ce ne fosse bisogno, vuoi che il fisico di chi non sto a precisare aveva qualche defaiance da ieri, abbiamo fatto dei lavoretti sulle moto, anzi su Lampo.

Ieri sentivo dei rumori diversi, uno in particolare mi sembrava di lamiera, in effetti l’occhio vigile di PP si accorge che è saltata la saldatura che tiene ferma la marmitta. Questo può significare due cose: una che Lampo vibra talmente tanto da spaccare tutto, e l’altra che la saldature, fatta in casa, fosse sotto stimata, a voi la scelta.

Per rimediare siamo andati in paese a cercare una fascetta e del materiale isolante, non è stato semplice ma ci siamo riusciti e la modifica almeno per oggi ha retto, anzi reggerà per l’intero viaggio.

Con l’occasione ci siamo concessi in brik all’uovo al ristorante con vista sulla strada principale; adesso Douz è quasi tornata alla normalità; finito il festival i turisti sono quasi tutti ripartiti e il traffico è costituito quasi esclusivamente dai moto becane MBK. Anche il nostro albergo è quasi vuoto.

Verso la 14 partiamo per un giretto su asfalto, direzione Es Sabria, che è dopo Zafrane. L’asfalto, quando si entra nel paese, finisce e la strada  che gira fra le case e baracche è di sabbia. Adulti quasi nessuno, forse sono a lavorare, ma di bimbi c’è ne sono tantissimi, che al nostro passaggio si sbracciano nel tentativo di convincerci ad impennare le moto, ma con noi cadono male, non siamo capaci..!

Ad un certo punto la stradina finisce a ridosso di un fortino. Ci fermiamo a guardarlo e, visto che è molto interessante, optiamo per un thè vista dune. Pare che si tratti di un forte francese, ora diventato rifugio per turisti e carovane, dove sono stati girati diversi films ed anche spot pubblicitari tipo uno degli ultimi della TIM.

Il thè era molto buono, facciamo qualche foto e torniamo in hotel a caricare le moto perché domani ci trasferiamo a Tatauine, ma lungo la strada sono costretta a fermarmi per fotografare un cartello stradale troppo inopportuno: attenzione attraversamento porcelli, e chi li ha mai visti in un paese musulmano?

3/01 Douz-Tataouine

Faccio ancora fatica a ricordarmi che siamo in gennaio, quindi non 3/12 ma 3/01, sarà forse perché ci sono mancati i brindisi e non ho fatto esplodere neanche un piccolo rauto?

Partiamo con calma verso le 9,30, non prima però di aver comprato una decina di chili di datteri da regalare ai nostri cari, e raccolte due taniche da venti litri di sabbia. Vi chiederete ma a cosa vi serve? Ebbene, i miei cactus da quando li ho trapiantati nella sabbia del deserto sono molto felici, crescono che è un piacere ed uno mi ha anche omaggiato di un delicato e profumato fiorellino giallo! Quindi..

L’umore è alto come al solito, ci sentiamo davvero rilassati da bravi vacanzieri. Pp lungo la strada che porta a Matmata come scorge una pista che si dirige verso una ipotetica destinazione interessante marca il punto sul GPS.

Matmata arriva e con lei anche questo paesaggio semi lunare, oserei dire, rappresentato da alte colline con i versanti corrosi dall’acqua in  solchi profondi, ogni tanto una palma qua e la, qualche pianta d’olivo e curve, si, delle belle curve dove il Bapi dà il meglio di se.

Le foto le faccio in movimento, non abbiamo intenzione di fermarci ora. Proseguiamo verso Médenine lungo quella che PP chiama una tortuosissima strada che mette a dura prova la sua resistenza di pilota da furgone.

Di Médenine PP ha un ricordo come di una località famosa per i gran panini, così ci mettiamo alla ricerca e fra un rivenditore di benzina libica, una testa di mucca appesa in bella mostra e pile alte due metri di soffici materassi, scorgiamo una vetrinetta di panini ed altre bontà.

Qui assisto ad uno degli spettacoli culinari più impressionanti che mi sia capitato, ovvero mi distraggo ordinando una focaccina fritta e quando mi volto vedo PP che fra le mani stringe, (con entrambe le mani, altrimenti non sarebbe riuscito…) un enorme panino, ma non per le dimensioni, piuttosto per lo spessore; nel suo interno gli avevano messo: arissa, cipolla con prezzemolo tritato, salsa piccante di lenticchie, carote, insalata, patatine fritte, tonno, olive e per concludere, nel dubbio fosse stato poco farcito, un uovo a frittata.

Lungo i cinquanta chilometro che percorriamo per arrivare a Tataouine penso a quanto sia piacevole viaggiare anche su asfalto quando le strade sono così poco trafficate, e mi viene anche da giustificare i nostri legislatori che ci asfissiano con norme sulla sicurezza, perché effettivamente noi siamo davvero in molti..

L’atmosfera è molto rilassata, passando lungo i paesini la gente sembra molto tranquilla, non c’è turismo, le botteghe vendono beni necessari alla vita quotidiana. Le case sono quasi sempre bianche, con le finestre e porte in ferro battuto celestine e non del solito turchese.

A Tataouine prendiamo possesso di una spartana camera all’hotel Mabrouk, dove su consiglio di altri motociclisti italiani non ci fermeremo a mangiare, pare sia meglio di no!

Scarichiamo le moto e andiamo a fare un giro segnalato paesaggistico sulla mia accuratissima cartina della Tunisia.

E’ quasi tutto su asfalto, ma ci entusiasma ugualmente. E’ un paesaggio mosso, con delle ripide ma non molto alte montagne di terra scura, quasi rossa, che mi ricordano molto i dintorni di Tauroudant in Marocco. E’ una zona caratterizzata dagli Ksar, antichi granai fortificati a più piani. Ne vediamo uno bellissimo dal nome di Ksar Ouled Soltan. E’ in cima ad una collina con la strada che gli gira intorno, quasi completamente integro, davvero uno spettacolo e nessun turista a fotografarlo tranne me.

Poco dopo prendiamo una pista per tornare a Tataouine, ma è molto breve e finisce subito su asfalto.

Un breve giro, ma sufficiente per farci capire che questa sia davvero una bella zona da scoprire, solo che non siamo abbastanza documentati, ma ci arrangeremo in un modo o nell’altro.

Nella collina sopra l’hotel c’è un dinosauro riprodotto, credo, in dimensioni naturali; la tentazione è forte, quindi prima di rientrare per la cena, ci arrampichiamo lungo la stradina che porta da lui e ci immortaliamo con autoscatto nelle solite pose sciocche per ridere un po’.

A cena ci troviamo con i nostri nuovi amici Toni e Frank di Pordenone, la serata passa così piacevolmente che facciamo le ore piccole, ben le 22,45, tardissimo per i nostri standard.

4/01

Oggi giro su pista.

Partiamo verso le 9,30 con già 17 gradi, ma c’è un bel venticello, che ci accompagnerà per l’intera giornata, che rende necessario il pile.

Passiamo per Chénini su asfalto, lungo quella che un tempo era una lenta e sassosa pista diretta a Ksar Ghilane.

La giornata è limpida e non rinuncio a scattare qualche foto. Percorriamo venticinque chilometri di asfalto e poi iniziamo la pista, la cui traccia era stata ricalcata da PP dalle foto di Google heart prima della partenza per la Tunisia.

La direzione per i primi chilometri è Ovest, poi si arriva al fatidico punto x dell’incrocio: di fronte a noi la pista continua larga e confortevole, mentre a sinistra scorgiamo la classica pistaccia scavata per misteriosi motivi dalle ruspe, dritta per dritta, incurante di montagne, dirupi, o quant’altro ed è ovvio che il beffardo Google ci spedisca giù di là. Ma Pompelmo e Lampo non hanno paura di niente, i piloti meno che meno e quindi si va.

Non incontrare anima viva è il termine più appropriato alla nostra situazione, perché non dico persone, ma almeno un dromedario o un asinello di solito lo vediamo, invece oggi niente; non trascurando il fatto che la pista a tratti è completamente mancante in seguito a remote inondazioni, a tratti è sepolta dalla sabbia sulla quale sono anche cresciuti dei lussureggianti cespugli e di tracce recenti neanche l’ombra; insomma dovrebbero essere tutti indizi atti a scoraggiarci, invece perseveriamo.

Ad aggravare il disagio ci si mette una recinzione di filo spinato che delimita non si sa cosa, che non sia un confine militare? Non è che ci sono le mine gli faccio per interfono a PP, e lui, ma non dire cavolate, ma non mi schiodo dalla traccia della sua ruota.

Da quando siamo a Tataouine la abbiamo notato una forte presenza di militari, lungo l’asfalto si incontrano piccoli convogli, spesso all’imbocco delle piste ci sono queste basse e larghe jeep mimetiche in appostamento, e dei ragazzi italiani ci hanno raccontato che da Ramada erano stati rispediti a Tataouine perché senza permesso.

A farla breve ci sta che fossi un po’ tesa ad attraversare recinzioni perse nell’apparente nulla!

Arriviamo all’asfalto, nessuno ci nota, nessuno ci ferma e filiamo verso Tataouine dal benzinaio.

Qui con grande soddisfazione scoprirò che Lampo ha migliorato i suoi consumi:…………. percorrendo ben 200 km senza lasciarmi per strada.

La sera a cena i nostri amici ci raccontano della bella pista che hanno percorso oggi per visitare alcuni sperduti ksar, ma che non hanno potuto ultimare in quanto troppo insabbiata.

Mi viene curiosità; l’alternativa, per noi che non abbiamo una buona cartografia della zona, è altrimenti percorrere la pista per Ksar Ghilane, ma io sarei più orientata sul vedere cose nuove, così PP si lascia convincere senza troppo entusiasmo.

5/01

Oggi i nostri amici partono per Gafsa, così ci perdiamo in lunghe chiacchiere fino al momento dei saluti.

Finalmente siamo pronti e partiamo; questa mattina, anche se il sole è caldo come al solito, c’è un freddo vento che soffia forte ed i gradi non mi sembra che salgano sopra i 17.

Il primo tratto è tutto su asfalto, il paesaggio è abbastanza piatto, non mosso da colline come verso Oled Soltane.

Vediamo in lontananza diverse ksar, più o meno diroccate, poi inizia la pista, ma non andiamo molto veloci, sia perché c’è una specie di tole onduleé che dà delle belle botte, sia perché con il vento guidiamo quasi sempre seduti; si alza molta polvere e sono costretta a viaggiare molto distante da PP per non rimanere nella sua scia.

Alcuni tratti sono insabbiati e mi immagino i nostri amici ieri mentre la percorrevano, a tratti si possono ancora scorgere le loro tracce.

Ad un certo punto sulla destra ci si presenta uno ksar di dignitose dimensioni in un buono stato di conservazione. Entriamo per visitarlo; qui all’interno si è abbastanza riparati dal vento, così decidiamo di fermarci per mangiare il nostro solito sacchetto, ma prima di aprire la bresaola PP si accorge della presenza di un gatto fra le macerie.

Seguo il miagolio e lo vedo che fa capolino fra i sassi, è piccolino e tutto nero. Non sembra abbandonato perché è in buona forma, ma continua a piangere a squarcia gola come se chiamasse la mamma; si avvicina a noi, forse ha sentito nell’aria l’odore della bresaola che nel frattempo abbiamo aperto.

Mangiamo in sua compagnia dividendo con lui il nostro pasto e la nostra acqua, mentre divora i bocconi fa le fusa ed “impasta il pane” con le zampine.

Al pensiero che fra poco tornerà la sua mamma ad accudirlo rimonto in moto ed in pochi metri siamo sull’asfalto.

Ma allora i nostri amici non sono arrivati a vedere lo ksar? E soprattutto per via di quell’ultima lingua di sabbia prima dell’asfalto si sono dovuti rifare tutta la pista al contrario?———–

E’ proprio vero che a seconda del mezzo che si guida le sensazioni di difficoltà o di divertimento possono cambiare enormemente!

La sera senza i nostri amici ceniamo ugualmente nel ristorante dell’hotel Sangro, ma non al self service, ma al ristorante, dove ci coccolano molto creando un’atmosfera davvero accogliente; gli spaghetti tagliuzzati corti corti sono solo un dettaglio di poca importanza..!!

6/01 Tataouine-Kairouan

E’ ora di puntare a nord, di avvicinarci lentamente a Tunisi.

Eravamo molto desiderosi di percorrere la via del ritorno lungo le strade che confinano con l’Algeria, fino ad attraversare la crumiria e sbucare a Tabarca, ma sentiamo Chiodi per telefono che ha già prenotato l’hotel Kasbah a Kairouan per tutti, così cambiamo programma senza pensarci troppo.

Lungo il percorso decidiamo di affiancare il primo moto becane da lunga percorrenza per regalargli la giacca invernale da moto che PP non usa più e finalmente scorgiamo un vecchietto che fa al caso nostro: procede con motorino scassatissimo, un casco aperto sotto il quale indossa il cappuccio del piumino per ripararsi dal vento. Lo affianchiamo e gli facciamo cenno di fermarsi, lui mette il cavalletto e si avvicina con un fare come se volesse capire di che aiuto abbiamo bisogno, invece, quando capisce che siamo noi a voler aiutare lui e prende in mano il giaccone, il suo viso si illumina. Non parla francese ed inizia a gesticolare in un misto di gioia e sorpresa, guarda al cielo e ringrazia, sembra sinceramente commosso dal fatto che una tale fortuna sia capitata proprio a lui.

Noi ripartiamo e dallo specchietto retrovisore lo vedo che si toglie il piumino per sostituirlo subito; ho quasi la sensazione che le persone di una certa età apprezzino di più un dono.

Il viaggio procede senza particolari degni di nota.

Qui i mestieri si improvvisano e si inventano più che da noi. Lungo la strada ho visto uomini vendere trecce enormi di peperoncini rossi dall’aspetto piccantissimo; altri che vendevano taniche di benzina e latte d’olio motore acquistati in Libia ad un prezzo decisamente inferiore; donne lontano da centri abitati che vendevano the caldo munite solo di una cassa di legno sulla quale era poggiato un fornelletto con sopra la teiera di metallo ed esposti due o tre bicchieri; oppure, quasi a Kairouan, ragazze che in una specie di anfora di terra cotta cuocevano delle tipiche piadine buonissime e le farcivano di arissa, tonno olive e formaggino alla faccia delle norme HACCP.

Quando si varca la sontuosa porta dell’hotel Kasbah di Kairouan si respira un’atmosfera quasi di un mondo diverso, eppure non siamo stati teletrasportati altrove;  le eleganti camere sono interamente rivestire di piastrelle disegnate con sgargianti colori verdi e blu su base bianca, il soffitto è in legno intarsiato e dipinto come il comò ed i comodini, per non parlare del buffè al ristorante che potrebbe sfamare metà del Sudan.

Dopo esserci riposati un po’ facciamo una passeggiata nella medina.

Qui si viene quasi rincorsi dai venditori di vasi o tappeti se solo il nostro sguardo, per curiosità, si è soffermato più di trenta secondi su un loro prodotto in vendita.

Lo stesso accade a me che indico a PP un bellissimo vaso color ocra. C’è attaccato il prezzo di 250 dh, ma il venditore prontamente mi dice che quello è il prezzo per gli americani, a me può venderlo a 140! Gli chiedo se sta scherzando e faccio per andarmene, ma è troppo tardi, la bagarre ha inizio: mi racconta la storia del vaso ed inizia ad abbassare il prezzo, io non sono interessata e proseguo il mio cammino. Credo di averlo dissuaso ma dopo pochi minuti lo sento che da lontano mi chiama: ”signora, signora, quanto ultimo prezzo. Dai 80 dinari”. Ci raggiunge e ci racconta che ha vissuto vicino Modena per due anni, che in Italia si sta bene, ma la vita, soprattutto se non si ha permesso di soggiorno, è molto dura e cara. Così è tornato in Tunisia, dove tutto sommato non ci sono soldi, non c’è lavoro, ma si sta bene.

Continua ancore un po’ la sua opera di convincimento ma noi non siamo interessati, è così bravo che alla fine PP gli regala i dieci dinari che ha in tasca e gli fa i complimenti per l’abilità di venditore, lui lo guarda sorpreso e così ce ne andiamo.

In hotel ci aspettano le esperte mani di due massaggiatrici che, dopo averci cosparso di olio profumato fino a farci sembrare anguille, ci assesteranno le membra per ben 55 minuti, fantastica coccola.

Per cena, su consiglio del cicciotto guardiano notturno,  andiamo a mangiarci una pizza al “piccolo mondo”, ma non c’è molto folclore da osservare, infatti è quasi deserta, sono tutti, rigorosamente uomini, radunati nei bar con tv a guardare la partita di calcio.

7/01 Kairouan-Kairouan

Questa mattina partiamo con il Bapi per un giro turistico sopra Kairouan. Non è molto lungo, all’incirca duecento chilometri, ma sulla carta è segnato in verde e noi siamo curiosi e vedovi dalle moto non vogliamo girar per musei, PP soprattutto!!

Faccio pratica con il GPS di PP ed imposto come destianzione Makthar, per un po’ si percorre la strada per Gafsa, poi, passata Chébika si gira a sinistra verso Haffouz, Kesra.

Poco dopo il bivio, lungo un rettilineo, PP mi chiede se ho visto anch’io il cinghiale; quale cinghiale? Così fa inversione e torniamo in dietro per fotografarlo; capperi, è un bel cinghialotto investito bordo strada, di quelli che già vedrei tramutati in buonissime salsicce affumicate o gustosi prosciutti, invece lui è lì, stecchito a zampe all’aria con le mosche che banchettano.

Lo spettacolo dura poco e ripartiamo, finestrino mezzo aperto perché PP fuma, ma poco dopo un rumore nuovo mi mette in allerta, “lo senti anche tu? Che cosa è?”.

Ci fermiamo e constatiamo che un bullone da sei si è avvitato nel copertone che si sta sgonfiando inesorabilmente.

PP mi ricorda che chi buca il primo dell’anno buca tutto l’anno, a me verrebbe da ridere, ma non mi sembra il momento così cerco di trattenermi, e lui mentre inizia il solito mantra di imprecazioni, “porco qui, porco lì, zio là …” si mette a leggere il manuale di istruzioni Fiat…. ‘Namo bene!!!

C’è da dire che in quasi tre anni che giriamo con il Bapi non avevamo neanche la chiave per smontare i copertoni, l’ha comprata PP poco prima di partire per la Tunisia, figuriamoci se fossimo preparati a montare la ruota di scorta!

In queste situazioni, come al solito, io faccio foto e giro filmini, e lui fa il lavoro sporco. E gli riesce anche bene!

Così torniamo a Douz in cerca di un gommista; un’officina con tanto di insegne colorate della Bridgestone sembra fare al caso nostro.

Come ci fermiamo, come in una gara di formula uno, cinque ragazzetti con età fra i tredici ed i diciassette anni prendono in mano la situazione; chi smonta la ruota di scorta, controlla la pressione di tutti i pneumatici, chi infila un silurotto di gomma nel buco dell’altra e così facendo in meno di dieci minuti siamo pronti a ripartire per la modica cifra di cinque dinari, pressappoco due euro e mezzo!

Torniamo sui nostri passi e riaffrontiamo la strada verso Gafsa come se nulla fosse accaduto, ma poco dopo aver oltrepassato il bivio per Makthar il rumore allarmante si ripropone: il tappo è stato sputato fuori dal copertone!

A questo punto Pp è super esperto e in pochi minuti ripete l’operazione di sostituzione.

Torniamo dalla gang e gli mostriamo il tappo; a questo punto, visto che il lavoro precedente era di qualità scadente, interviene il bos in persona, (che forse avrà avuto vent’anni), l’unico con i vestiti puliti e delle confortevoli pantofole in velluto verde, decide che un tappo non sia sufficiente, così ci appiccica una bella toppa e ci assicura che con questa arriveremo tranquilli in Italia.

Riprovare per la terza volta ad arrivare a Makthar ci sembra davvero sfidare il destino, così torniamo in albergo, visto che oramai si son fatte le due del pomeriggio!

I nostri amici del gruppo Chiodi arrivano in albergo verso le diciassette e con loro facciamo una passeggiata nella medina.

Il tipo che ieri voleva vendermi il vaso mi riconosce e mi rincorre offrendomelo a 50 dinari, niente male considerando che in partenza erano 140, ma a me non occorre, così sconsolato si arrende.

La sera guardiamo dopo quasi due settimane il tg su Rai 1. L’Europa intera sembra sotto una cappa di gelo, anche in Italia se non nevica piove a dirotto causando straripamenti e frane.

Speriamo solo che il mare con noi sia clemente, visto che pochi giorni fa il traghetto diretto a Genova si è dovuto fermare a Palermo per il mare forza 8.

8/01 Kairouan-Tunisi

Ecco arrivato il giorno fatidico. Oggi ci imbarchiamo.

A colazione l’argomento principale è il prossimo viaggio, non siamo ancora ritornati che subito si pensa a ripartire.

A febbraio Chiodi organizza il solito parco giochi per sole moto nell’Erg di Aubari in Libia. Pare che sia tutto organizzato e lui dà già per scontata la nostra presenza, ma se solo mi azzardo a parlare di ferie alla mia capa, temo che rischio l’osso del collo! Prendo tempo, non so se partirò, a me piacerebbe è logico, speriamo, Inshallah.

Arriviamo in porto verso le tredici, con largo anticipo, è il momento di comprare vasi e piatti.

In porto, prima dell’ingresso, i prezzi sono molto convenienti, bisogna solo avere un po’ di pazienza per sopportare il solito assalto da parte dei venditori.

Non riesco a spendere neanche la metà dei dinari che mi sono rimasti e con un bel bottino torno al Bapi.

Nel frattempo il piazzale inizia a popolarsi di 4×4 rivestiti di adesivi più o meno racing dakariani.

Arriva anche qualche motociclista, un paio hanno targhe tedesche ed io, mentre a Tataouine quando abbiamo caricato le moto sul Bapi ero un po’ triste e malinconica dell’essere in furgone, ora non li invidio neanche un po’ al pensiero che da Genova li aspetta neve e freddo fino a casa.

EPILOGO

Il viaggio in mare andrà meglio del previsto.

Niente onde forza 8, e tante chiacchiere in compagnia di quegli amici che solo in traghetto si incontrano, una o più volte l’anno, ed ogni volta ci si riconosce con affetto, come se appartenessimo tutti ad una grande famiglia, ci si aggiorna sui viaggi passati, su quello appena vissuto e si sogna per quello futuro. Tante persone diverse fra loro, ma in ogni modo con una grande cosa che ci accomuna, la passione per il viaggio, che se si svolge nel deserto è meglio ancora, a due ruote o quattro poco importa, l’importante è andare, come se fosse un irrefrenabile bisogno di disintossicarsi da tutta questa civiltà che inizia a starci stretta, con tutte le sue regole e proibizioni.

Fin quando ci permetteranno di sentire scricchiolare la sabbia fra i denti ci sarà sempre una bella storia da raccontare.

WB

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