Il grande Emilio Rigatti , che stasera presentera’ da noi il suo ultimo libro “Dalmazia Dalmazia” ha recentemente iniziato a collaborare con “Il Piccolo ” di Trieste, per il quale ha recentemente pubblicato l’ articolo che riportiamo qui di seguito : meditate gente, meditate …………..

 

2009, L’ANNO IN CUI SCOMPARVERO LE BICI E LA PROSTITUZIONE

Dal romanzo “Bike runner”: “Le biciclette scomparvero dal mondo all’inizio del terzo millennio.

In quell’epoca fu sferrato un formidabile attacco contro le due ruote e la prostituzione (quella sulle strade). Non si poteva né appoggiarle ai muri né legarle a un palo o a una pianta (questo passo è evidentemente riferito alle biciclette, N.d.A.). Al cittadino in contravvenzione venivano tolte la patente, il brevetto di volo e la licenza di pesca e, in caso di recidiva, anche la patria potestà e il governo.

Come può essere un buon automobilista chi infrange le regole di convivenza e appoggia una bici al muro? Affidereste un jet a chi va contromano? E un paese civile a chi va con prostitute (di strada)?

Chi non aveva la patente perdeva tutti i punti della coop e gli storcevano un cerchione.

Chi aveva moglie la perdeva (per le prostitute di strada, non per la bici appoggiata al muro, N.d.A. ).

Fu allora che furono introdotte le targhe ai pedoni e la patente per soffiarsi il naso.

Le piazze diventarono parcheggi. Fu proibito parlar male dei distributori di benzina. Non si poteva fotografare per strada mentre telecamere riprendevano tutto e tutti. Sempre. Si chiamava “privacy””.

Ho scherzato, ho scherzato. Però mi chiedo se Philip Dick, il visionario autore di “Blade runner”, abbia scritto qualcosa di simile nelle sua sterminata produzione fantascientifica.

Fantasia da vendere, ma forse a tanto non sarebbe arrivato, il buon Phil. Pensavo che queste vere e proprie “leggi speciali” per le bici, in uscita in questi giorni, si limitassero a Udine e Monfalcone, dove non si potranno né appoggiare ai muri né assicurare ai pali della luce o simili, esponendole a un alto rischio di furto (o di sequestro). Anche parcheggiata “regolarmente”, dopo dieci giorni la bici diventa illegale.

Tre mesi di confino presso i CPT del comune e poi la demolizione o l’affido. Si lasciano solo su cavalletti o apposite rastrelliere. Le quali esistono solo come testimonianza cristiana, una qua e l’altra là via.

Una brutta aria, insomma. Che sia la bora? Così ho navigato sul web e ho scoperto che no, che quest’aria spira a livello nazionale.

Sembra un piano concertato: dall’Alpi al Belice è tutto un richiamare l’attenzione sulla bici che intralcia, che è guidata da scriteriati, che è ora di finirla.

Coloro che le guidano, lo sappiamo, appartengono a una nazione indisciplinata, e quindi i cretini e i maleducati sono spalmati su tutte le categorie. Raramente si si insinua che la bici in sé, al contrario, sia una soluzione ai problemi urbani, anche a parità di cretino guidante. E che a fianco dei maleducati, che ci sono e danneggiano l’immagine della bici, molti cominciano a usarla spinti da civismo, oltre che dal piacere che dà: a chi intender lo sa, direbbe Dante.

La bici, il mezzo poetico e leggero che ha alleviato il traffico di città come Ferrara, ha convinto anche gli amministratori di Piacenza ad andare controcorrente. Anzi, contromano.

Lì “nei sensi unici le biciclette possono circolare anche nel senso opposto a quello consentito”. Un’invenzione della stampa sovversiva? Sapete che faccio? Io telefono a Piacenza, non credo mica ai dischi volanti. “Certo, e non solo” mi dice l’assessore Pierangelo Carbone, raggiunto al telefono a bordo del suo UFO “abbiamo individuato la bici non come il problema, ma come la soluzione ai problemi del centro storico. Lo hanno fatto nel Nord Europa. In ritardo, ma cerchiamo di arrivarci anche noi”. Hanno le loro gatte da pelare, perché allora Forza Italia si opponeva a questa “licenza di uccidere” delle bici, e la resistenza continua.

Per chiarire: mi premeva rilevare l’atteggiamento dominante, non difendere i ciclisti indisciplinati. Se si fosse voluto varare un piano nazionale di promozione alla bicicletta, si sarebbe parlato di educazione, di incentivi (non bufale!), di regole speciali per le due ruote (la svolta a destra continua al semaforo, l’istituzione di strisce di scorrimento per bici in tutti i sensi unici etc.), di trasmissioni propedeutiche alla “buona guida”.

Insomma, si può invitare con un sorriso a una maggiore civiltà urbana ,o proibire con un ghigno ciò che prima era un gesto quotidiano dei cittadini.

Davanti alla stazione di Ferrara ci sono migliaia di bici “criminalmente” abbandonate. I turisti le fotografano. Sembrano un’installazione. A me piace. Invece mi sembrano brutti l’Outlet di Palmanova o i Centri Commerciali che ci assediano dovunque. Bici appoggiate in città uguale bruttura, centro commerciale Emisfero di Monfalcone, soave bellezza. Medaglia. De gustibus, certo. A loro multe niente, eh? Son ben più grossi di un ciclista del Bangladesh.

Bene, ma io vivo qui e non a Ferrara o a Utopia. Mi arrendo. Mi comprerò l’auto, ma almeno la prendo “vintage”. Una Ford. Pensavo a una… Escort. Che ve ne pare? Del 98, perché quelle degli anni sessanta costano un sacco, anche a noleggio. Se decido di fare l’abilitazione per insegnare alle superiori mi servirà per andare a sostenere gli esami. Pensavo a Reggio Calabria. Ma questo cosa c’entra? Niente, c’entra. Ossignore: “Lei va sempre fuori tema, proffe”. Me lo dicono anche i miei alunni. Scusate, scusate per le divagazioni e arrivederci. In auto, ça va sans dire.