Il dibattito sulla sopravvivenza delle librerie indipendenti, alimentato dalle polemiche legate alla legge Levi, si fa sempre piu’ acceso………….
Segnaliamo il bellissimo pezzo  appena apparso nella rubrica “la libreria del mese” dal sito di Minimum fax su due appassionati confratelli torinesi, e , per par condicio, una mail abbastanza dura  nel sito romano del corriere della sera a seguito della ventilata notizia della chiusura della storica libreria Croce .
L’ unico commento che possiamo fare è continuare a tenere duro con entusiasmo, cortesia e professionalita’………….
http://www.minimumfax.com/libri/magazine/354/5

La libreria del mese

Librai dentro e fuori

di Davide Ferraris , Davide Ruffinengo
Vi presentiamo due librai speciali, che abbiamo conosciuto di persona ques’anno al Salone del Libro di Torino, perché ci hanno aiutato col nostro stand. Uno è il responsabile della libreria Therese di Torino, l’altro è l’ideatore di una libreria a domicilio, Profumi per la mente, itinerante e senza precedenti. Ascoltiamo le loro storie.

Storia di Therese vista da dentro. Davide Ferraris, il libraio tradizionale.
«No signora, non sono ricco di famiglia, questo è proprio il mio lavoro!»
«Si, penso che una libreria in Vanchiglietta fosse proprio quello di cui il quartiere aveva bisogno»
«È vero, qui non c’è mai stata una libreria. Si, forse c’è un motivo, ma se non proviamo non lo scopriremo mai»
E poi ancora «non prestiamo i libri«, «le sigarette le trova dal tabaccaio qui di fronte«, «non abbiamo carta da pacchi».
Questa cosa del vendere libri suscita diverse reazioni: da chi ha una sincera preoccupazione per la tua sopravvivenza a chi proprio non si spiega cosa ti sia venuto in mente di fare, che Vanchiglietta non è certo il posto adatto per questo genere di cose.
Eppure io non ci ho mai visto nulla di stravagante. A vent’anni mi guadagnavo qualche soldo facendo i pacchetti in una piccola libreria del mio quartiere, a 27 ne gestivo un’altra, in un altro quartiere, a 32 inorridivo al trovare le Lettere luterane nel settore religione di una grande libreria di catena: così, una volta messo a posto Pasolini, ho pensato che ora toccava trovare un posto anche a me, perché li davvero non ci potevo stare.
Ed è nata Therese, prosecuzione naturale della mia esperienza, aperta a Giugno 2007 e dedicata a un personaggio della letteratura che ho amato visceralmente: su questo dirò solo che qualunque sia la Therese che intende chi entra in negozio, per me va bene, non sono geloso.
Therese è piccola, credo accogliente, incastrata tra la Mole e Superga e vende i libri che scelgo, non uno di più non uno di meno; certo, deve sopravvivere, così capita di trovarci il Papa, Vespa e Dan Brown, ma le storie che amo proporre non guardano classifiche, editori importanti o mostri sacri.
Mi sento, in una parola, indipendente.
«Mi da un consiglio?» «Certo, mi dica un libro che le è piaciuto tantissimo».
Comincia sempre così. Si parla da Therese, e si racconta. Lo faccio io che ho imparato a fare il libraio in questo modo e non saprei farlo diversamente e lo fanno i clienti, forse per contagio, o forse perché i propri incontri è bello condividerli.
Dev’essere per questo che un pomeriggio è entrato Davide Ruffinengo.
Un libraio itinerante nella mia testa è qualcuno che gira mercati con la sua bancarella: «ah, un ambulante!» ho detto io, il suo viso si è fatto viola e ho capito che la mia definizione non doveva essergli piaciuta tanto. Poi abbiamo cominciato a raccontarci e da quel pomeriggio non ci siamo più separati: la mia libreria è diventata la nostra, il suo progetto il nostro.
Mi ha insegnato a fidarmi della voce, a portare fuori quelle storie che mi era così facile raccontare tra le mura di casa mia ma che faticavano a uscirne, ha vinto la mia naturale timidezza.
Ora salgo sulla book car ogni volta che qualcuno vuole un consiglio di lettura, i primi minuti sono i più difficili, quelli in cui le remore tornano a farsi vive poi mi sciolgo, guidato dal nostro sogno comune, quello di promuovere la lettura, prima di tutto come piacere, irrinunciabile.
In 15 anni tra i libri ho cambiato lavoro molte volte, ho percorso alcune delle migliaia di chilometri che il mio socio macina ogni giorno e ho capito che la nostra non è una professione, è un mestiere: si fa con le mani, che portano scatole, con la pancia, che vomita storie e con le gambe, che servono a camminare.
La storia di Profumi per la mente si guarda da fuori. Davide Ruffinengo, il libraio itinerante.
Come direbbe l’amico Cormac Mc Gill Leggere storie è curare il tempo, a piccoli sorsi.
Così ho riscattato il mio tempo, leggendo. La mia scelta non ha alcun legame con la passione: vivere di libri è qualcosa che si avvicina alla necessità.
Profumi per la Mente nasce ad Asti in quella torrida estate del 2003.
Il primo riscatto fu realizzare un disegno impossibile. In quel periodo le banche investirono del denaro per comunicare a noi giovani quanto credessero nelle nostre idee. La realtà ridimensiona il sogno e così seduto in quell’ufficio al mio dettagliato progetto si sovrappose una perizia asseverata della casa sul Gargano ereditata dai miei genitori. La vista sul mare non fu sufficiente.
Capii subito che questo è un paese che offre formazione agli eroi: per costruire qualcosa devi essere un paladino della motivazione e il tuo sogno deve essere ragione di vita. Altrimenti non ce la fai.
Nella cantina letteraria di via Brofferio passarono tre anni di rara intensità: le tante presentazioni con gli scrittori, le favole, le mostre di Tino Stefanoni, Daniele Fissore e la Cracking Art, le letture ad alta voce con degustazione di barolo chinato.
Primavera 2006: dopo mille giorni passati in libreria senza soluzione di continuità una riflessione si presentò sulla mia scrivania. Il bottino più sostanzioso dell’esperienza astigiana non era certo il denaro; il margine di guadagno e il coefficiente di difficoltà rendono questo mestiere una missione laica.
Il vero patrimonio sono state le relazioni con le persone, l’affetto e la disarmante partecipazione al progetto. E così aprii un cantiere creativo: studiai lo strano mercato dei libri determinato da un’offerta straripante che non considera l’inappetenza dei suoi interlocutori e osservai con attenzione i miei faticosi tentativi per avvicinare i lettori.
Analizzai i limiti demografici e logistici di un territorio provinciale e la relativa mentalità; compresi che le persone hanno poco tempo per la libreria e che molti neanche ci pensano a dialogare con un libraio.
Con la complicità di un carattere movimentato decisi che bastava fare il contrario: invece di aspettare i lettori nel tradizionale negozio, avrei portato fuori la libreria e quel dialogo sui libri.
Anche la libreria itinerante è una storia di riscatto.
È stato difficile spiegare cosa intendessi per libraio a domicilio, è stato faticoso comunicare l’obiettivo di portare i libri dove non ci sono. L’idea ha preso forma rapidamente. E’ piaciuta. Incontrare uno scrittore in una casa di campagna mentre ti cucina la panissa, giocare a pallone con la nazionale scrittori in un piccolo borgo dell’astigiano, parlare di libri nel proprio ufficio in pausa pranzo, simulare una libreria virtuale su Primaradio, raccontare favole ai bambini e aneddoti librari a domicilio e sempre su appuntamento, mai a sorpresa.
Vendere libri è un compito arduo ma credo che la letteratura sia l’arte del possibile ( come scrive Bjorn Larsson in Otto personaggi in cerca (con autore) edito da Iperborea).
Un giorno quest’arte del possibile diventò realtà: organizzavo una piccola rassegna con Duccio Demetrio, Marco Malvaldi e Simone Perotti, siccome nessuno di loro è piemontese pensai di coinvolgere dei colleghi per trasformare una presentazione in un piccolo tour. Ne parlai con la giornalista Silvia G. – per lei un grazie permanente – che mi consigliò una nuova libreria in corso Belgio, enfatizzando la gentilezza del libraio.
Composi lo 011882631. Dopo poco mi ritrovai a leggere una frase appesa in libreria: Che se ne fa di tutti quei libri ? Come se potesse leggerli tutti in una volta… e sentii un alto tasso di letteratura, la sensazione che in quel luogo si leggesse per necessità e non per passione.
Incontrai così Thérèse, Davide Ferraris e la loro unicità. Scoprimmo di avere in comune il mestiere, l’esigenza di conoscere nuove storie, il nome, il 1975 e un secondo cuore, granata, cucito sul petto.
L’incontro con Thérèse è stato un nuovo riscatto, il tempo in cui la cicatrice diventa forza, coraggio e voglia di ricominciare ancora.
Come nelle favole Profumi per la Mente ha trovato una casa. Per osmosi il libraio stanziale ogni tanto esce dalla libreria tradizionale: Il libraio suona sempre due volte è il nostro modo di portare in giro le storie che ci piacciono, la voce dei librai e la battaglia dei librai indipendenti, consapevoli che – come diceva Morley – Quando si vende un libro a una persona, gli si vende un’intera nuova vita.
Dentro e fuori: al Salone del Libro di Torino.
Le luci fredde dei neon e un brusio costante ci accompagnano fin nelle nostre case, la notte, dopo aver passato intere giornate coi «minimi» ad occuparci del loro stand al salone del libro di Torino.
Stanchi e ancora intontiti pensiamo a Cassini, Di Gennaro e Grazioli che imprecano e non riescono a montare le gambe di un tavolo, loro che partendo da un fax hanno costruito una casa editrice col fai da te rivelano qualche limite.
Cento e più autori che intorno allo stand si ritrovano come in una casa che può accoglierli tutti, se non nel loro catalogo almeno nelle loro stanze, a confrontarsi su un articolo di giornale.
E gente, tanta gente che in queste pagine ha trovato una comunione con se stessa e per questo li viene a conoscere o semplicemente a ringraziare.
Infine noi, che per la prima volta ci sentiamo un piccolo ingranaggio di qualcosa di più grande: apriamo scatole, facciamo pacchetti, sistemiamo ossessivamente i banchi col terzo Davide della comitiva, libraio in Roma, di famiglia verrebbe da dire. Gestiamo uno spazio che per molti significa qualcosa più di un banco ad una fiera, e realizziamo che fare un salone è fatica ma farlo con loro è fatica ripagata, diventa esperienza.
Cerchiamo di chiudere le palpebre, ma non stasera. Stasera, gli occhi sbarrati, pensiamo a Voi e a un modo che ci faccia tornare ancora, e ancora, ancora, ancora.
il libraio non è un dottore

22.11|19:24 Lettore_803825

La mente e la cultura ce la creiamo da soli. Non ho alcun interesse ad avere un librario che mi consiglia. Su amazon chiunque trova tutto quello di cui ha bisogno. Se ha bisogno di un consiglio ci sono i forum. Peraltro il motore di analisi di Amazon è pressocchè perfetto. Analizza i nostri gusti, gli acquisti, li mette in relazione con i generi, studia i miei comportamenti e mi fa perdere pochissimo tempo. Se io fossi un dottore farei benissimo a meno delle farmacie, e personalmente mi ritengo più colto e più utile alla mia cultura di qualsiasi libraio.