Sono qui. Anche se dovessi essere ferito, o ammazzato, sono un giornalista. Potrei scappare e fare altri scatti… Ma non voglio dover rispondere alla domanda: ‘Perché non hai scattato una foto’? “…. ecco i pensieri di Burhan Ozbilici, il fotoreporter turco autore delll’ immagine dell’ omicidio dell’ ambasciatore russo ad Ankara lo scorso dicembre. Quello scatto ( l’ assassino con la pistola in mano e il braccio sinistro alzato…..) tragicamente iconico della follia e del terrore del nostro tempo ha fatto il giro del mondo e gli è valso il premio di “Foto dell’ anno“ da parte di “ World Press Photo “.

Dal 1955 questo rappresenta il più grande e prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale e viene conferito all’ immagine che “… non è solo la sintesi fotogiornalistica dell’anno, ma rappresenta un problema, situazione o evento di grande importanza giornalistica, e fa questo in un modo che dimostra un eccezionale livello di percezione visiva e creatività” .

Poterlo ospitare martedi 12 alle 20,30  nella Sala Africa di Fondazione Nigrizia ( Vicolo Pozzo 1, con ampio parcheggio gratuito) è quindi motivo di grande prestigio per la nostra libreria e per la nostra città , ed uno stimolo per parlare del mestiere di fotoreporter ai tempi di internet e photoshop. A dialogare con Ozbilici avremo Valerio Pellizzari, reporter tanto bravo quanto schivo e buon amico della libreria Gulliver che aveva affiancato in una memorabile serata della primavera 2015 con Angela Terzani

BURHAN OZBILICI

Figlio di un intellettuale turco ed amante di arte, viaggi e letteratura Buhran Ozbilici ha alle spalle una solida formazione umanistica.Dopo gli studi in letteratura francese e giornalismo, ha lavorato come reporter presso diverse testate; nel 1989 è entrato a far parte della Associated Press e dal 1996 lavora a tempo pieno per l’agenzia. Con i suoi servizi ha coperto la crisi del Golfo in Arabia Saudita (1990), la prima guerra del Golfo, l’esodo dei Curdi in Turchia e il loro ritorno in Iraq dopo il 1991; ha inoltre testimoniato i devastanti terremoti in Iran e Pakistan ed è stato reporter in Qatar, Oman, Egitto, Libia, Cipro, Francia, Azerbaigian, Turkmenistan, Uzbekistan e Siria. In madrepatria ha seguito tutti i principali avvenimenti degli ultimi vent’anni, compreso il fallito colpo di stato militare nel luglio del 2016.

VALERIO PELLIZZARI

Giornalista e scrittore, Valerio Pellizzari ha viaggiato come inviato nell’est europeo, nel Maghreb, ma soprattutto in Asia, dal Medio Oriente fino alla Corea del Nord. È stato testimone dei maggiori avvenimenti in quella vasta regione dalla fine degli anni Sessanta. Ha conosciuto molti personaggi chiave e straordinari protagonisti oscuri. Già inviato speciale per “Il Messaggero” ed editorialista per “La Stampa”, ha collaborato anche con “International Herald Tribune”, “Libération”, “El País”, BBC, Al Jazeera. Ha vinto il Premio ‘Max David’ per il giornalismo ed è considerato uno tra i primi venti corrispondenti di guerra internazionali. Venne dichiarato «nemico del popolo iracheno» dal regime di Saddam Hussein per aver rivelato i documenti sui prigionieri curdi vittime di esperimenti chimici. Il suo ultimo libro dedicato all’ Afghanistan , paese da lui visitato per la prima volta nel 1974 e dove poi ha messo radici profonde , è “In battaglia, quando l’uva è matura”. ( Laterza 2012)